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Quoque tu, Wimbledon: un Sinner – Djokovic val bene la tradizione

Il torneo tennistico con più tradizione al mondo inverte l’ordine delle semifinali. Il serbo e l’azzurro in campo a pomeriggio inoltrato

Quoque tu, Wimbledon: un Sinner – Djokovic val bene la tradizione

Wimbledon, il luogo sacro del tennis. Il Centrale, il campo più esclusivo del circolo che ospita il torneo più antico del mondo. I tennisti, in abito bianco senza macchia e paura. Fine della retorica, che si scontra con la realtà e le esigenze del progresso: il Centre Court rompe la tradizione del Grande Slam: Jannik Sinner e Novak Djokovic scenderanno in campo nella seconda semifinale.

Una scelta a sorpresa: violata una tradizione

Quoque tu, Wimbledon: un Sinner – Djokovic val bene la tradizione
Jannik Sinner in campo a Wimbledon

C’è una regola non scritta nel tennis: si chiama tradizione ed è (era) intoccabile. Prevede che a ogni turno sia data precedenza ai giocatori provenienti dalla parte di tabellone estratta per prima al momento del sorteggio. In teoria, e pratica, è quella di Sinner e Djokovic. Che proprio Wimbledon, ultimo avamposto della tradizione tennistica, esca fuori dal tema, lascia in eredità una certa perplessità. Del resto è difficile che l’accaduto passi inosservato. L’azzurro e il serbo sono scesi in campo per i quarti nella giornata di martedì. Gli altri due semifinalisti, Alexander Zverev e Arthur Fery, hanno avuto un giorno di riposo in meno. La disparità di trattamento c’è e apre a diversi scenari: il messaggio che passa si lega a due semifinali dal peso e dalle misure differenti. Tecnicamente, se ne può anche discutere. Sportivamente, non è il massimo e siamo comunque bel lontani dal bon – ton e dal fair play inglese, sicuramente.

Il precedente del Roland Garros e l’idiosincrasia della sera

L’opinione pubblica si è immediatamente spaccata. Chi non ama Jannik Sinner ha evidenziato un trattamento di favore nei confronti dell’azzurro. Il termine associato al numero uno del mondo è: “accontentato”. La verità, come sempre, è in mezzo. Sinner non ha mai espresso pubblicamente preferenze sull’orario delle partite, ma estrapolando le sue dichiarazioni e passandole al setaccio, è evidente che il tennista altoatesino preferisca giocare nelle ore pomeridiane e consideri le partite serali uno sforzo, per sua stessa ammissione, da “fuso orario”. Per quanto riguarda il rischio legato al caldo, esiste, ma è minore rispetto al precedente del Roland Garros che ha lasciato il segno più su Sinner che sull’idea di collocare le partite del numero uno al mondo nelle ore più calde. Anche perché si gioca a Londra. E per quanto il clima possa essere caldo rispetto agli standard britannici, si è comunque ben lontani dalle temperature torride di Parigi.

Aiutino oppure no? Dipende dalla durata della partita

Quoque tu, Wimbledon: un Sinner – Djokovic val bene la tradizione

Conti alla mano e tradizione infranta, la semifinale è sostanzialmente alla pari. Il fattore destinato a spostare gli equilibri è la durata della partita. In una eventuale maratona sui cinque set, che si traduce, nella migliore delle ipotesi, in almeno quattro ore di partita nella, Sinner potrebbe trarre un piccolo vantaggio. Se invece si andasse oltre, potrebbe beneficiarne il serbo. Ecco perché, tutto sommato, lo spostamento non dispiace neanche a Novak Djokovic che, a 39 anni suonati, faticherebbe e non poco a reggere i circa 31 gradi delle ore pomeridiane. Sommando i fattori, il prodotto si lega a una tradizione dal peso specifico ridotto ai minimi termini. Anche Wimbledon sembra piegarsi al principio dello sport non solo come evento agonistico ma anche di intrattenimento e spettacolo, una parola: commerciale.