“Il 16 ottobre 1943 deve assumere il valore di una storia condivisa”. Così il sindaco di Roma Ignazio ha ricordato l’anniversario della deportazione dei cittadini romani di religione ebraica nel tempio ebraico di Roma, alla presenza del Presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano. “Siamo qui per ricordare a tutti i cittadini di Roma e d’Italia quanto accadde settant’anni fa nel cuore della Capitale”

In quell’anno che vide l’inizio della fine della parabola nazista si compì un rastrellamento tra le case del Portico d’Ottavia, e di via del Tempio, di piazza Costaguti e di piazza Mattei che insieme formano il Ghetto ebraico: oltre mille ebrei romani, tra donne, bambini e uomini, furono strappati dalle loro case per essere portati nei campi di sterminio. “L’indifferenza colpevole di quei giorni – ha detto Marino – fu un’altra atroce ferita inferta alla Comunità Ebraica, che ancora oggi no ha rimarginato le sue ferite”.
Una celebrazione che si compie a poche ore dalla morte di Erich Priebke. “Non vogliamo più pronunciare il suo nome – ha detto il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici – Un criminale che non essendosi mai pentito in vita ha proseguito la sua opera di carnefice, lasciando ai posteri un testamento in cui reitera i suoi comportamenti e peggio ancora la negazione della camere a gas”.

Sul caso dei funerali del gerarca nazista è arrivato il chiarimento di Ignazio Marino: “La mia coscienza mi ha imposto una scelta netta ed inequivocabile: non potevo permettere che l’addio ad un criminale nazista si trasformasse in una parata revisionista. Vogliamo ricordare perché dimenticare sarebbe l’offesa più grande verso chi ha perso la vita, verso chi ha patito sofferenze inaudite. Senza memoria – ha continuato Marino – non c’è civiltà, non c’è cultura, non c’è umanità”.
Durante la cerimonia è stato letto il messaggio di Papa Francesco: “Mentre ritorniamo con la memoria a quelle tragiche ore – scrive il Pontefice – è necessario ricordare i deportati e le loro famiglie e amici. Rivolgo un appello alle nuove generazioni a non appiattire le loro coscienze, a non giustificare mai il male e non abbassare mai la guardia contro il razzismo e l’antisemitismo”.
La cerimonia si è poi spostata alla stazione Tiburtina dove è stata ricollocata la targa commemorativa che ricorda il rastrellamento del 16 ottobre 1943 con la scritta “Meditate che questo è stato”, tratto da “Se questo è un uomo”, di Primo Levi. Da qui in più di mille partirono ammassati su un convoglio diretto da Auschwitz. Tra loro 200 bambini, nessuno sopravvissuto. Solo 16 uomini e 1 donna si salvarono
