Via alle grandi manovre. Il Consiglio regionale del Lazio è in cerca di un super burocrate, un grande esperto di liturgia istituzionale, un vero manager di leggi e regolamenti, in grado di condizionare l’attività politica.
Questo perché Antonio Calicchia va in pensione. Zingarettiano di ferro e passato alla storia per aver minimizzato una brutta vicenda di violenza che ha visto protagonista il dirigente della Provincia di Roma, Roberto Del Signore, bollandola con “Non ha violentato nessuno, ha solo tentato di dare un bacetto sul collo a una signorina”, vincenda per la quale Del Signore è stato condannato, Calicchia è una vera eminenza grigia, un rappresentante perfetto di quella burocrazia che è sopravvissuta nel tempo alla politica, assicurando sempre buoni servizi.
Serietà, competenza e assoluta fedeltà istituzionale, nonché aderenza totale “al vangelo secondo Nicola”, Calicchia lo ha seguito nell’avvenuta regionale e ha ricevuto una postazione di grandissimo potere: quella appunto di Segretario generale del Consiglio regionale, una poltrona dalla quale si amministra di fatto l’istituzione assembleare, definendo i destini di ciascuna legge che viene portata all’approvazione. Insieme all’Ufficio Legislativo, il Segretario è di fatto colui che le leggi le scrive.
E’ chiaro quindi che tra tutti i dipendenti regionali, e non solo, la pubblicazione dell’avviso del 20 gennaio, scatena una corsa senza precedenti. E’ il ruolo più alto dell’istituzione e anche ben retribuito. Ragion per cui sono partite le trattative. Sceglierà Leodori o siederà l’ennesimo uomo di fiducia di Zingaretti?

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Va in pensione uno dei grandi manager del Consiglio regionale. Da sempre fedelissimo del presidente della Giunta, è scivolato in passato su una vicenda di violenza sessuale che bollò come: “Non ha violentato nessuno, ha solo tentato di dare un bacetto sul collo a una signorina”
