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Residenze universitarie chiuse ad agosto: gli studenti del Lazio protestano in nome del diritto allo studio

La chiusura estiva degli alloggi DiSCo Lazio riapre il dibattito sul diritto allo studio: il collettivo studentesco porta le tende davanti alla Regione e nel mirino finiscono anche i ritardi sulle borse e i problemi del portale per le domande

Residenze universitarie chiuse ad agosto: gli studenti del Lazio protestano in nome del diritto allo studio
(Foto di Cecilia Fabiano/LaPresse)

Per molti fuori sede che vivono a Roma, l’estate non coincide soltanto con la pausa dalle lezioni. Anzi, per chi alloggia nelle residenze universitarie, il mese di agosto può trasformarsi in una corsa contro il tempo per trovare una nuova sistemazione. Ed è su questo punto che si è concentrata la protesta organizzata dal collettivo Cambiare Rotta, che nella mattinata di giovedì 30 luglio ha portato alcune tende davanti agli uffici della Regione Lazio, in piazza Oderico da Pordenone, per chiedere un confronto con le istituzioni regionali e con DiSCo Lazio, l’ente che gestisce il diritto allo studio nel territorio, contestando la chiusura estiva degli studentati e la mancanza, a detta dei manifestanti, di alternative.

Tra manutenzione programmata e richieste degli studenti: il caso degli alloggi universitari divide studenti e DiSCo

Stando a quanto riferiscono gli esponenti di Cambiare Rotta, la decisione di chiudere gli alloggi entro il 31 luglio rischia di creare difficoltà, soprattutto a coloro che non ne hanno altre a disposizione, perché provenienti da fuori regione o dall’estero e costretti comunque a rimanere nella Capitale per continuare a svolgere attività legate al proprio percorso accademico, come tirocini, lavori o ricerca. Nello specifico, la critica principale riguarda l’assenza di soluzioni temporanee che possano far fronte ad una tale situazione, soprattutto per via di un mercato degli affitti che risulta particolarmente complesso e, alle volte, proibitivo.  

Residenze universitarie chiuse ad agosto: gli studenti del Lazio protestano in nome del diritto allo studio
Zaini, tende e cartelli davanti alla Regione: così gli studenti hanno scelto di portare in piazza il tema del diritto allo studio (Foto: Cambiare Rotta)

DiSCo Lazio ha invece fornito una ricostruzione differente della vicenda, precisando che non si tratta di sfratti imprevisti, come contrariamente contestato, ma di una chiusura inclusa nel regolamento e indicata nel bando relativo all’anno accademico 2026/2027, per poter consentire interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria all’interno degli edifici. A tal proposito, nelle scorse settimane, all’interno delle strutture interessate, erano comparsi avvisi con cui veniva comunicata la necessità di liberare gli spazi entro la data pre-fissata. Per l’ente, dunque, non si tratta di una decisione improvvisa né di un provvedimento eccezionale, ma di una modalità tra l’altro già adottata negli anni precedenti.

Dalle borse di studio al portale online: gli altri nodi della mobilitazione

Ciò nonostante, resta il punto sollevato dai manifestanti, che continuano a ripetere che “il ritardo è vostro, ma il prezzo lo paghiamo noi”, in riferimento anche alle polemiche sorte in merito alla gestione delle prossime borse di studio. In base a quanto riferito, nei giorni dedicati alla presentazione delle domande si sarebbero verificati diversi malfunzionamenti della piattaforma online di DiSCo, impedendo a numerosi studenti di completare la procedura entro i termini previsti e con il rischio di lasciare senza sostegno economico quelli che dipendono da quei contributi. Dal canto suo, l’ente ha comunicato di essere intervenuta sui problemi tecnici riscontrati, concedendo persino delle proroghe.

Pertanto, con il presidio davanti alla Regione, Cambiare Rotta ha chiesto l’apertura di un tavolo di confronto per discutere non solo della questione relativa alle residenze, ma più in generale della gestione del diritto allo studio nel Lazio. Gli attivisti hanno poi annunciato nuove iniziative a partire da settembre, mentre resta da capire se nelle prossime settimane arriverà una risposta istituzionale alle richieste già avanzate.