La terza udienza del “processo Cerroni” si apre con un colpo di scena amministrativo. Il Tar del Lazio dà ragione alla società Pontina Ambiente, la srl della galassia che fa capo al “re dei monnezzari” per quanto riguarda la definizione della tariffa chei Comuni dovevano pagare per trattare e smaltire i rifiuti nell’impianto di Albano laziale.
Presidente Linda Sandulli, consiglieri Stefania Santoleri e Rita Tricarico, la Prima sezione Ter ha messo nero su bianco che la Regione Lazio non può più ignorare la richiesta presentata dal 200 ad oggi di revisione delle tariffe. E proprio la questione del costo di trattamento e smaltimento è uno dei cardini che ha portato all’arresto di Manlio Cerroni e dei manager delle sue società, insieme a due dirigenti della Regione Lazio. Quindi al successivo processo con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode in pubbliche forniture arrivato alla sua terza udienza, quella in cui si deciderà chi è il soggetto al quale le parti potranno chiedere i risarcimenti in caso di condanna.
Dunque il Tar ha scritto con estrema chiarezza che la Regione Lazio ha 120 giorni di tempo dalla data della notifica della sentenza per dare una risposta sulla serie di richieste che la società Pontina Ambiente, sin dal 2010, ha presentato per rivedere i costi del servizio e alle quali non è stata mai data risposta. E questo perché “ai sensi della normativa nazionale, l’obbligo di concludere il procedimento sussiste anche quando la richiesta è palesemente infondata, inammissibile, irricevibile o improcedibile, non essendo consentito lo stato di perdurante inerzia”.
In realtà dopo quattro anni di attesa la Regione Lazio qualcosa lo ha fatto: “il Direttore Regionale della Direzione Territorio, Urbanistica, Mobilità e Rifiuti, ha conferito l’incarico ad un proprio dipendente di provvedere in merito alla “Determinazione delle tariffe”. Però si è “dimenticata” di dare un termine all’incarico, come scrivono i giudici. Dunque, “Tenuto conto della complessità del procedimento, viene fissato il termine di 120 giorni decorrente dalla data di comunicazione o notificazione della presente decisione. In caso di perdurante inadempimento, la parte potrà chiedere la nomina di un Commissario ad Acta che provveda in sostituzione dell’Amministrazione inadempiente”. E visto che alla Regione il tempo è una variabile senza valore economico, la spese di giudizio sono a carico dell’ente: 1500€ per non aver preso una decisione per quattro interminabili anni.
Sul fronte del processo, la terza udienza si è aperta con lo spostameto dell’aula: visto il numero degli avvocati tra difesa e parti civili e la grande affluenza di pubblico, il presidente Piero De Crescenzo ha disposto il trasferimento del processo nella maxi aula “Occorsio”. Ora il processo Cerroni diventa un kolossal giudiziario.

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PROCESSO CERRONI. In apertura delle terza udienza, arriva la sentenza del Tar che obbliga l’Ente a definire le tariffe. Erano quattro anni che il Gruppo chiedeva la revisione. Giudici, legali e pubblico nell’aula Occorsio
