Si deciderà il 17 settembre
di Valentina Renzopaoli
Un esercito di avvocati e un’affollata platea: il processo a Manlio Cerroni e al sistema che ha gestito i rifiuti negli ultimi trent’anni si trasferisce addirittura nell’aula Vittorio Occorsio, famosa per aver ospitato il processo a Totò Riina. Un inatteso affondo del leader del Collegio difensivo rischia di mettere in discussione l’intero progetto accusatorio. Secondo l’avvocato Bruno Assumma, infatti, il giudizio immediato, con cui il pm Alberto Galanti ha disposto di procedere per consentire di accelerare al massimo i tempi, sarebbe incostituzionale. Un’eccezione tecnica che la dice lunga sulla linea della difesa decisa a mostrarsi a viso aperto e ad argomentare in punta di diritto.
Gli imputati Cerroni, Rando, Sicignano, Landi, Fegatelli e De Filippis sono accusati di accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in forniture pubbliche. Con la terza udienza di venerdì 18 si è sostanzialmente conclusa la fase introduttiva: cinque ore di udienza per affrontare questioni “per così dire” tecniche prima di iniziare la discussione sulle prove, che è stata rimandata a settembre dopo la chiusura estiva dell’anno giudiziario.
Durante la mattinata la difesa ha incassato una piccola vittoria ottenendo che la Pontina Ambiente, la srl che fa capo al gruppo Cerroni, venga esclusa dal procedimento quale responsabile civile. Il presidente del Collegio Piero De Crescenzo ha infatti stabilito, in seguito all’eccezione sollevata dall’avvocato Luciano De Luca, l’incompatibilità tra la doppia posizione che la Pontina Ambiente srl avrebbe ricoperto di responsabile civile e imputato nello stesso procedimento.
Nel pomeriggio è arrivato l’affondo dell’avvocato Bruno Assumma, difensore del patron di Malagrotta Manlio Cerroni, che con una “lectio magistralis” ha sollevato una pesantissima eccezione di incostituzionalità del giudizio immediato. “Un procedimento che pregiudica gli interessi degli indagati” sostiene il professore, rischiando di comportare una disparità di trattamento tra le attività investigative del pm, che ha prodotto una quantità smisurata di documenti contenuti in centodieci faldoni, e quelle della difesa che si troverebbe a usufruire di un tempo molto più ristretto. “L’eccezione di incostituzionalità serve per stimolare il Tribunale a rimettere gli atti alla Corte Costituzionale per verificare se questa disciplina sia compatibile con i principi costituzionali sul giusto processo”, spiega il professor Bruno Assumma. Sull’eccezione sollevata il pm Alberto Galanti e il Collegio giudicante si pronunceranno nella prossima udienza che è stata fissata per il prossimo 17 settembre alle ore 9.
