Il commissario per il superamento dell’emergenza rifiuti Goffredo Sottile, non poteva individuare gli impianti cui conferire il trattamento dei rifiuti di Roma, Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano. Lo ha deciso II sezione bis del Tar del Lazio, presieduta da Edoardo Pugliese, accogliendo i ricorsi proposti dal Comune di Albano Laziale, dalla società Saf (Società Ambiente Frosinone) e dall’Unione dei Comuni Antica Terra di Lavoro.

Al centro della contestazione il cosiddetto decreto Clini del 3 gennaio 2013, con cui il Prefetto Sottile era stato nominato Commissario: lo stesso aveva individuati nei quattro impianti Tmb di Albano, Colfelice e Viterbo come destinatari dell’invio di circa 450 tonnellate giornaliere di rifiuto così come viene raccolto nei cassonetti della Capitale.
Secondo i giudici amministrativi il “decreto impugnato non si è limitato a conferire al Commissario nominato i poteri ed ha, altresì, disposto che il Commissario svolga anche altri compiti, tra i quali l’individuazione degli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani esistenti nella regione Lazio che hanno una capacità autorizzata residua di trattamento”. In tale modo, però, secondo i giudici si “realizza un’illegittima estensione dei poteri emergenziali”. Pertanto “i provvedimenti commissariali conseguenti risultano inficiati da illegittimità derivata, nonché da incompetenza e straripamento di potere con riferimento ai limiti che risultano previsti dalla legge istitutiva”. Perciò, accogliendo il ricorso, il Tar ha di fatto annullato il decreto del commissario. Attraverso l’avvocatura dello Stato il ministero dell’Ambiente presenterà ricorso al Consiglio di Stato.
Nel frattempo continua il conto alla rovescia per la chiusura della discarica di Malagrotta dove vengo tutt’ora ammassati gli scarti dei rifiuti: la proroga concessa dal ministero dell’Ambiente, d’accordo con Regione e Campidoglio, scade il 30 settembre. Dopo sarà il caos.
