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Ripensare il welfare sociale. Dall’assistenza allo sviluppo

Finalmente c’è una legge. Siamo tra le pochissime regioni italiane, credo tre, che non hanno ancora recepito la legge 328 del 2000, una legge nazionale sulle politiche sociali. Si chiude una brutta pagina segnata dall’assenza di una programmazione e pianificazione.

La nuova legge regionale sul welfare sociale produce grandi innovazioni. É un invito, un incitamento ai comuni e alle associazioni a produrre servizi in forma associata. Ad oggi solo il 10% degli investimenti dei comuni è fatta in forma associata il che vuol dire che si lavora divisi, a compartimenti stagni ed in modo inefficace. È indice di una politica a canne d’organo e di gestioni sbagliate.

La proposta di legge, che ora passerà al vaglio del Consiglio alla Pisana, si basa su tre pilastri il primo dei quali è un metodo condiviso: il testo nasce su iniziativa della giunta ma fonda le sue radici su una grande campagna ascolto, che durerà anche dopo approvazione. Il secondo pilastro sono i distretti sociosanitari del territorio e una tempistica comune. Il terzo è la necessità di lavorare per una nuova rete di servizi e sulle case della salute come parte di una nuova strategia e modello di welfare. Vogliamo promuovere un’integrazione della spesa affinché si aumenti questo 10% di spesa associata perché le risorse sono poche e, se si spendono male, l’effetto nei confronti dei cittadini é disastroso.

Integrazione socio-sanitaria significa fare incontrare sul terreno dei servizi quel che deve fare la sanità e quel che deve fare il sociale, penso alla sfera dell’assistenza sanitaria domiciliare ad esempio, mentre fino ad oggi sono stati due treni che non si sono mai incrociati. L’urgenza di questo testo è sociale, civile e umana: una legge così ci aiuta a pensare il tema del welfare non come politica assistenziale, ma come politica di sviluppo, garantendo lo sviluppo e il rispetto dei diritti umani per una comunità più forte e competitiva.

Di Nicola Zingaretti
Presidente Regione Lazio