Falsi poveri, intestatari di conti milionari mascherati da nomadi indigenti per poter aver accesso ai “villaggi di solidarietà”. La scoperta è di appena una settimana fa, ma ora il Tar si mette di traverso e ferma i decreti di espulsione. Il motivo: il Comune avrebbe violato il principio del giusto procedimento e quello della giusta istruttoria.

Nullatenenti sulla carta, niente case, terreni e macchina. Una autocertificazione dava loro la possibilità di accedere con diritto ad un alloggio predisposto con luce ed acqua. Ma la setacciando i conti correnti, aveva scoperto libretti di risparmio e deposito titoli per un totale di quasi 10 milioni di euro.
Per i denunciati il Comune aveva annunciato l’espulsione dai campi, e la ridistribuzione degli alloggi. Ma a frenare la procedura ci ha pensato il decreto di sospensiva emesso martedì dal Tar del Lazio che ha di fatto delegittimato l’azione del Campidoglio.
Il procedimento del tribunale amministrativo è seguito alla denuncia di due nomadi del campo rom di via di Salone che da controlli effettuati erano risultati possessori di conti correnti di migliaia di euro e quindi non idonei a restare nel campo per indigenti. I giudici che hanno stabilito uno stop all’esecuzione del provvedimento fino al 24 aprile “hanno accolto il ricorso presentato dall’avvocato Nicolo’ Paoletti chiamato alla difesa da associazioni critiche nei confronti del piano – ha dichiarato il sindaco Gianni Alemanno – Il nostro piano nomadi è stato contrassegnato, in questi 4 anni, da sentenze e pronunce di tribunali che hanno ritardato l’attuazione del piano stesso. Questo ultimo fatto è particolarmente grave perché si interviene a difesa di persone che non hanno nessun titolo e diritto a stare nel campo nomadi. Noi andremo avanti ma chiediamo più responsabilità da parte di chi ha il potere di decidere. Deve prevalere il principio di legalità quello solidaristico”.
Una tolleranza zero come richiesta anche da Fabio Sabbatani Schiuma, consigliere comunalee componente del Pdl capitolino: “I romani sono stufi dei rom che pensano di fare il loro comodo, che vivono a scrocco ma hanno i soldi in banca, dei giudici che li difendono e degli affaristi del volontariato”.
