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Romaeuropa spinge l’Argentina nel futuro: due notti tra dub, voci e metallo elettronico

Due serate, due modi diversi di interrogare il rapporto tra uomo e tecnologia. E per una volta, all’Argentina, il vero protagonista non sarà il silenzio ma tutto ciò che riesce a deformarlo.

Romaeuropa spinge l’Argentina nel futuro: due notti tra dub, voci e metallo elettronico

Il 26 e 27 settembre il Teatro Argentina cambia pelle: Moritz von Oswald rilegge “Silencio” con l’EVO Ensemble, poi arriva in prima nazionale OSMIUM con il premio Oscar Hildur Guðnadóttir

Per due sere il Teatro Argentina smette idealmente i velluti settecenteschi e si trasforma in una camera di risonanza per alcune delle esperienze più radicali della musica contemporanea. Il Romaeuropa Festival 2026, diretto da Fabrizio Grifasi, porta nel cuore della Capitale due appuntamenti dedicati al confine sempre più sottile tra voce, elettronica, strumenti acustici e tecnologia.

Si parte sabato 26 settembre alle 21 con Moritz von Oswald, nome fondamentale della scena berlinese e tra gli architetti della dub techno. Il musicista tedesco presenterà una nuova versione di Silencio insieme alle otto voci dell’EVO Ensemble, formazione romana under 30 capace di muoversi tra lirica, jazz, pop e beatboxing.

Da Berlino a Roma, la voce incontra la macchina

Silencio nasce proprio dall’idea di rendere quasi indistinguibili elemento umano ed elettronico. Sintetizzatori, partiture vocali e improvvisazione si sovrappongono in un lavoro che guarda anche alle ricerche di Ligeti, Varèse e Xenakis. L’appuntamento è realizzato con l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo e apre le celebrazioni per i 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania.

Il giorno dopo si alza ulteriormente il volume della sperimentazione.

OSMIUM, all’Argentina arriva la fabbrica del suono

Domenica 27 settembre alle 20, in prima nazionale, debutta OSMIUM, quartetto composto dalla violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir, Oscar per la colonna sonora di Joker, insieme a James Ginzburg, Rully Shabara e Sam Slater.

Qui la musica diventa materia fisica: droni metallici, distorsioni, percussioni auto-oscillanti e vocalizzazioni estreme costruiscono un paesaggio sonoro quasi industriale. Guðnadóttir utilizza l’halldorophone, Ginzburg un monocordo progettato per il gruppo, Slater una percussione capace di autoalimentare le proprie vibrazioni.

Il risultato promette di essere tutto fuorché accomodante: più che un concerto tradizionale, un’immersione dentro una macchina sonora in continua mutazione.