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“Rottura delle relazioni sindacali”. Bufera in Acea: “Ormai solo mercato”

Appuntamento a lunedì quando, nel corso di una conferenza stamoa, le organizzazioni sindacali di Acea formalizzeranno la rpttura dei rapporti con il management. Durissimo il comunicato che anticipa la rivolta:
“I vertici societari continuano a produrre mirabolanti annunci mediatici, ma la verità ancora deve emergere. Stanno viaggiando su inaccettabili percorsi, pericolosi per la tenuta sociale e “dispendiosi” oltre ogni ragionevole limite sia rispetto all’attuale contesto di “precaria salute del Gruppo Acea” e alla crisi economico-finaziaria che colpisce inesorabilmente i comparti produttivi.
La dirigenza sta portando avanti un percorso machiavellico, usando cinismo e spregiudicatezza ed enfasi particolarissima, ché – a detta dell’AD Alberto Irace- sarebbero giustificati dalle teorie del “guru” di Harvard John Kotter, consulente esperto di merchandising e pagato da 45 mila euro al mese che si basano sull’urgenza del cambiamento.
Insomma, stiamo parlando di una scelta di sistema che adotta una strategia che si basa sul principio di sopravvivenza. Un metodo adottato dagli specialisti della comunicazione e del marketing,che sfrutta il rafforzamento delle argomentazioni emergenti dai clienti chiave e dagli stakeholder. Una sorta d’allarme che spinge, piccole e medie imprese che rischiano di scomparire, a fronteggiare la crisi nei modi che vengono adottati dal “pinguino” di Kotter  che agisce velocemente per salvare la comunità.
Una strategia che analogamente si sviluppa attraverso la formazione di una sorta di task force impegnata ad esaminare le necessità e le richieste del mercato, trovando una soluzione adeguata per fare in modo d’aumentare il proprio livello di appetibilità per i clienti. Si tratta di reimpostare quello che una piccola azienda fa – con un’organizzazione aziendale tradizionale – che riesce, magari inizialmente, proponendo prezzi di vendita ridotti che tuttavia non bastano e che, dopo alcuni mesi, é costretta ad un forte ridimensionamento, perché i margini commerciali risultano insufficienti, in quanto la riduzione delle spese “in uscita” non si accompagna ad una riduzione delle risorse “in entrata”, cioè quelle legate alle materie prime ed alla produzione in sé. Siamo cioè nell’emergenza di comportamenti commerciali da venditori di prodotti sul mercato libero. Non di un’impresa di servizio pubblico essenziale che opera con maestranze ed impianti da far funzionare 24 ore su 24.
Per far decollare il “megaprogetto” l’AD ha deciso di trasferire il “petit affaire” dalla Toscana (Publiacqua SpA) al Gruppo ACEA SpA, imponendolo a tutte le Società del Gruppo e a tutto il personale, con metodi vessatori ed intimidatori ché il sindacato è pronto a denunciare alle Autorità preposte: sia per quanto sta succedendo ad Acea800 (la società dei centralini aziendali trasformata in s.r.l., per occultare la disastrosa gestione della “ex-SpA ad amministratore unico” che ha prodotto un buco di 5 milioni di euro e peripezie indicibili nei confronti del personale precario,etc.) sia per l’adesione volontaria, forzando la mano con la partecipazione del “dirigente”….altrimenti?!
Il core business di Acea non è quello di vendere “pentole” ma di gestire e fornire servizi pubblici indispensabili, peraltro in regime di “monopolio naturale”. Acea SpA è una multiutility che necessita di maestranze qualificate e professionalmente sperimentate, guidate da manager tecnici e amministrativi esperti e lungimiranti. La soddisfazione delle Comunita’ servite deriva da tutto ciò e dall’attaccamento al “servizio” verso gli utenti/clienti finali, a prezzi accettabili (escluse le tasse e le imposte) e senza una Burocrazia interna inaccettabile”.