Si fa sempre più pesante il quadro giudiziario intorno a Roy De Vita, uno dei volti più noti e mediatici della chirurgia plastica italiana, da anni alla guida del reparto di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Istituto Tumori “Regina Elena” di Roma.
La Procura della Capitale ha infatti notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che solitamente anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta non riguarda solo il famoso professionista, ma si inserisce in un vero e proprio terremoto giudiziario che coinvolge un totale di 89 dipendenti dell’ospedale capitolino, finiti al centro di un capitolo investigativo dedicato ai presunti “furbetti del cartellino”.
Il meccanismo del badge e le contestazioni della Guardia di Finanza
A ricostruire nel dettaglio la condotta del primario sono stati i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Roma, sotto il coordinamento del pubblico ministero Fabrizio Tucci e del procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Secondo le ipotesi accusatorie formulate dagli inquirenti, De Vita avrebbe messo in atto una precisa e reiterata condotta finalizzata ad alterare i registri delle presenze all’interno della struttura pubblica.
Il sistema contestato si basava su una gestione a dir poco singolare della timbratura. Il medico entrava in ospedale e registrava il proprio ingresso tramite il badge, ma ometteva sistematicamente di strisciarlo al momento di lasciarlo. In questo modo, l’orologio marcatempo non registrava la fine del turno e il sistema informatico continuava a conteggiare le ore come lavorate. Nei prospetti riepilogativi e nei fogli di presenza figuravano così giornate intere di servizio che, secondo i riscontri incrociati delle Fiamme gialle, non sarebbero mai state effettivamente prestate nelle corsie o nelle sale operatorie del Regina Elena.
Questo presunto escamotage avrebbe consentito al primario non soltanto di accumulare circa 150 giornate di assenza ingiustificata, ma anche di maturare illegittimamente un tesoretto di 138 giorni di ferie di cui non avrebbe mai avuto diritto, figurando formalmente sempre presente sul posto di lavoro.
Danno erariale e risvolti mediatici: per la difesa scattano i 20 giorni
La vicenda penale corre su un binario parallelo rispetto a quello della magistratura contabile. Già la Corte dei Conti aveva da tempo aperto un fascicolo per fare luce sulla gestione del personale all’interno dell’Istituto Tumori, ipotizzando a carico delle decine di persone coinvolte un danno erariale complessivo che supera ampiamente il mezzo milione di euro, derivante proprio dagli stipendi erogati per ore mai lavorate.
La notizia dell’avviso di conclusione indagini riaccende inevitabilmente i riflettori su una figura da sempre abituata alla ribalta pubblica, complici le frequentazioni con il mondo dello spettacolo (è stato per 15 anni il compagno dell’attrice Nancy Brilli, ndr), le numerose ospitate televisive e una presenza costante sui canali social.
Con la notifica dell’atto, si apre la fase cruciale del confronto giudiziario: la difesa del chirurgo avrà a disposizione venti giorni per prendere visione dell’intero incartamento, depositare memorie difensive, produrre documenti o chiedere che l’indagato venga sottoposto a un interrogatorio di garanzia per chiarire la propria posizione prima che la Procura sciolga la riserva e decida se chiedere il processo.

