Arriva puntuale, ad orario pasti, aspetta che tutti mangino, rovista tra gli avanzi e si accontenta degli scarti. E’ un signore di mezza età, distinto e ben vestito. Gli avanzi non sono quelli di un ristorante o di un supermercato, come spesso accade di recente. Ma dei pazienti del padiglione Marchiafava dell’ospedale San Camillo. Qui vengono curate patologie delicate come la tbc. Ed è qui che questo signore fruga quotidianamente tra i carrelli e si sfama con gli scarti dei degenti.
Le istantanee, che raccontano le povertà del nuovo millennio e le scarse condizioni igieniche di alcuni nosocomi romani, sono della Uil di Roma e del Lazio, che con l’Osservatorio sulla sanità sta monitorando lo stato delle strutture ospedaliere laziali.
“In questo caso – denuncia Paolo Dominici, segretario regionale della Uil con delega alla sanità – il problema è la sicurezza e la salute pubblica. In questo padiglione sono ricoverati anche ammalati di tbc. Ciò significa che quel signore che si vede in foto è un potenziale propagatore infettivo. Pur non mettendo in discussione il comportamento di questa persona, purtroppo costretta a elemosinare per sfamarsi, viene da chiedersi come sia possibile che in un grande ospedale della Capitale, estranei possano accedere indisturbati ai carrelli mensa e al loro contenuto. Perché i carrelli stazionano lì incustoditi? Perché ci si può accedere liberamente? Oltre ai pazienti, un ospedale dovrebbe preoccuparsi di tutelare la salute pubblica, quindi anche del personale che vi lavora, dei visitatori e di chi chiunque acceda in quell’area”.
La crisi sociale non risparmia le strutture sanitarie. “E’ una situazione preoccupante e purtroppo non unica nel panorama della Capitale, che non riesce a far fronte ai bisogni e alle esigenze primarie dei suoi cittadini – conclude segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri – costretti spesso a rinunce anche in campo sanitario e alimentare. Non è un caso che oramai a Roma circa la metà degli abitanti (49,3 per cento) sia a rischio povertà, che la classe media si sia fortemente assottigliata, passando dal 55,2 nel 2010 al 47 per cento nel 2012 e che persino la cosiddetta fascia benestante abbia subito una restrizione, dal 7,8 al per cento”.
Succede così che anche gli scarti alimentari di un reparto di ospedale diventino cibo necessario per sopravvivere.
