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Salviamo le Province: non facciamo come in Sicilia

Lancio un appello ai saggi nominati dal Governo, che in questi giorni si stanno riunendo per preparare un testo di riforma della Costituzione, a ripensare alla questione dell’abrogazione delle Province.
So bene che alcuni di loro pensano che le Province sono un ente intermedio importante non solo per la gestione di servizi di area vasta ma anche per la coesione territoriale di un paese come il nostro che è fatto di piccoli comuni.
Nel Lazio per esempio nella Provincia di Roma i comuni sotto i cinquemila abitanti sono 61 su 121, nella Provincia di Frosinone 58 su 91, nella Provincia di Latina 14 su 33, nella Provincia di Rieti 68 su 73, nella provincia di Viterbo 46 su 60.
E’ evidente dunque che un ente intermedio tra Regione troppo grande e comuni troppo piccoli serve, e quindi corriamo il rischio di cancellare le Province e di avere altri enti al loro posto, probabilmente in un numero anche maggiore, come sta succedendo in Sicilia, dove hanno abrogato le nove vecchie Province per fare ben ventitré consorzi comunali che non faranno altro che far aumentare la spesa.
Piuttosto cancelliamo subito la miriade di enti di secondo livello, inutili e costosi, e si approvi una norma di indirizzo che in qualche modo obblighi le Regioni a chiudere i tanti enti e agenzie di servizi le cui funzioni possono essere decentrate al sistema degli enti locali o dati in gestione al privato, in virtù di quel principio della sussidiarietà sempre invocato ma mai applicato.


Donato Robilotta, presidente Consiglio autonomie locali Lazio