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San Carlo, il Tar sconfessa la Regione. “L’ospedale può proseguire l’attività”

Il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso dei vertici del San Carlo-Idi. Giovedì era stata notificata la revoca dell’autorizzazione all’esercizio per carenze igieniche-sanitarie e il mancato rispetto delle norme di sicurezza. L’Asl aveva dato 24 ore di tempo per lo sgombero dei pazienti. Il gruppo che gestisce il nosocomio è da tempo sommerso di debiti, situazione peggiorata a causa anche dei tagli alla sanità privata firmati dal commissario Bondi nel novembre scorso

L’Ospedale San Carlo di Nancy non chiuderà. O almeno non oggi. Questa è l’unica certezza che si può trarre dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio che ha dato ragione ai vertici del gruppo San Carlo-Idi che si erano appellati contro l’ordinanza di chiusura. Giovedì mattina la Asl aveva dato 24 ore di tempo per sgomberare tutti i pazienti dopo la revoca delle autorizzazioni.

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L’annosa questione che riguarda lo stato di crisi della sanità privata del Lazio si era complicata a novembre quando, dopo i tagli decisi dal commissario Enrico Bondi, i direttori degli ospedali dell’Airs avevano annunciato il blocco delle prestazioni. L’associazione religiosa che raccoglie gli istituti socio-sanitari regionali aveva denunciato l’esaurimento del budget e l’impossibilità di continuare l’attività. Sono seguite le proteste degli operatori sanitari impiegati nelle strutture colpite dalla scure dei tagli. I dipendenti, senza stipendio da mesi, hanno portato il loro malcontento salendo sui tetti o incatenandosi ai banchi delle cappelle: molte sono state le manifestazioni alcune delle quali clamorose come quella andata in scena in piazza San Pietro il 4 dicembre scorso, con un flash mob davanti a Papa Benedetto XVI.
Il San Carlo, con la sua voragine debitoria quantificata in centinaia di milioni di euro, era finito nel mirino degli ispettori della Azienda Sanitaria Locale che avevano consegnato alla dirigenza del gruppo un documento in cui si evidenziavano le gravi carenze igienico-sanitarie in cui versava la struttura, oltre a numerosi problemi legati alla sicurezza del personale impiegato. La firma del direttore generale della Asl Roma E, Maria Sabia, metteva nero su bianco la decisione bloccare ogni attività del nosocomio, con il divieto di nuovi ricoveri. Alla decisione ha seguito la notifica da parte della Regione Lazio che aveva di fatto sospeso l’autorizzazione all’esercizio.
Giovedì sera esistevano quindi tutti i presupposti perché i portoni rimanessero chiusi, ma l’appello presentato in urgenza da parte dei vertici dell’ospedale è stato accolto dai giudici dei Tar. La chiusura per ora è scongiurata e i pazienti non dovranno essere trasferiti come da disposizione della Regione.
“Ha vinto il buon senso – ha dichiarato Massimo Spina, direttore amministrativo del Bambino Gesù e collaboratore del delegato vicario Giuseppe Profiti per l’Idi – Bloccare l’ospedale non aiuta il Gruppo Idi Sanità a uscire dallo stato di crisi in cui versa. Ciò non toglie che i problemi rimangono: gli adempimenti sollecitati dalla Regione andranno fatti in tempi compatibili”. Dunque, occorre modulare gli interventi necessari secondo quella tempistica che i vertici del Gruppo avevano comunicato alla Regione con una relazione dettagliata. “Per noi – prosegue Spina – fa fede la documentazione già presentata che si concludeva con una Tabella Generale delle Priorità, che rappresenta la sintesi delle linee d’intervento stimate come prioritarie”.
Prossimo appuntamento martedì quando sarà convocato il tavolo presso la Regione per continuare il confronto sulle misure alternative da mettere in atto per scongiurare i licenziamenti. Sono oltre 1400 lavoratori infatti senza stipendio da mesi.