C’è un nome che Simone Cristicchi continua a considerare decisivo nella propria carriera: quello di Pippo Baudo. Ospite dell’ultima puntata della stagione di TG2 Storie, il programma ideato e condotto da Adriana Pannitteri che tornerà a settembre, il cantautore ha ricordato il presentatore che nel 2007 lo volle sul palco del Festival di Sanremo, intuendone le potenzialità quando ancora era lontano dall’essere uno degli artisti più apprezzati della scena italiana.
Baudo, ha raccontato Cristicchi, gli augurò un grande futuro. Una previsione che si sarebbe avverata proprio grazie a quel Festival, vinto con “Ti regalerò una rosa”, canzone destinata a lasciare un segno profondo nella musica d’autore italiana. Ma il passaggio più interessante dell’intervista riguarda il rapporto tra arte e impegno civile. Cristicchi ha infatti sottolineato come un artista debba anzitutto essere coerente con ciò che afferma, evitando di limitarsi a lanciare slogan o proclami dai palchi.
Parole che arrivano mentre nel mondo della musica è sempre più acceso il confronto sul ruolo pubblico degli artisti. Un dibattito recentemente alimentato anche dalle polemiche nate attorno alle dichiarazioni di Francesco De Gregori sulle prese di posizione politiche di Bruce Springsteen.
Sul tema è intervenuto recentemente anche il nostro Luca Varani sul blog Sonar, osservando come il rischio sia quello di trasformare il silenzio in una virtù. Secondo questa lettura, la differenza non sta tanto nelle idee espresse dagli artisti quanto nella disponibilità ad assumersene le conseguenze. Da una parte chi sceglie di esporsi, dall’altra chi ritiene che la musica debba restare distante dalle battaglie pubbliche.
In questo contesto le parole di Cristicchi sembrano indicare una terza strada: non l’obbligo dell’impegno a tutti i costi, ma la necessità di mantenere coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Un principio semplice che supera le appartenenze ideologiche e restituisce alla figura dell’artista una responsabilità che non coincide necessariamente con il protagonismo. Perché, come suggerisce il cantautore romano, il punto non è parlare di più. È fare in modo che le parole abbiano ancora un peso.

