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Soli e in cerca di lavoro. Boom di migranti minorenni

Nel 2014 sono stati 342 i minori accolti dalla Caritas 293 dei quali maschi. Solo 27 quelli che hanno presentato domanda di asilo politico, quasi tutti provenienti dai Paesi centrafricani

In occasione della 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza la Caritas di Roma presenta un dossier sulla situazione dei minori stranieri non accompagnati, tema che proprio in questi giorni emerge con particolare forza nella Capitale. Solo nel 2014 sono stati 342 i minori accolti, 293 dei quali maschi. Soltanto 27 sono coloro che hanno presentato domanda di asilo politico, quasi tutti provenienti dai Paesi centrafricani.

Gli arrivi riguardano soprattutto minori egiziani che emigrano per motivi ‘economici’ e giungono in Italia aggirando le leggi internazionali spinti spesso dalle famiglie e incentivati alla ricerca di condizioni di vita migliori all’estero, così da poter contribuire al mantenimento dei parenti. Dal 2013 ed a seguito degli avvenimenti della ‘primavera araba’, sono il gruppo nazionale maggiormente presente in Italia e nei Centri di Pronta Accoglienza della Caritas di Roma.

Secondo i dati forniti dal Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano al 31 ottobre 2014 erano 13.334, di questi i ragazzi egiziani sono al primo posto con 3.369 ingressi, 878 dei quali resisi ‘irreperibili’ dopo l’identificazione. Al momento dell’accoglienza tutti risultano minori non accompagnati, privi cioè di parenti adulti entro il quarto grado presenti sul territorio italiano. La loro età media è di meno di 16 anni (15,7), molti con un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni (37,8%). Coloro che dichiarano di essere orfani di uno o entrambi i genitori sono il 10,4%.

La Caritas di Roma lancia un appello alle Autorità “affinché venga istituito un organismo centrale, con competenze specifiche in materia di Minori Stranieri non Accompagnati, che possa essere di impulso nelle attività e nel raccordo tra i vari organi che si occupano della tutela e dell’assistenza, soprattutto sviluppando un lavoro di rete con gli enti locali. Le competenze attualmente attribuite alla Direzione Generale dell’Immigrazione, dovrebbero avere più risvolti concreti e operativi”.