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Strisce blu, l’assessore Improta non si arrende: “Ricorso contro il Tar”

Strisce blu, l’assessore Improta non si arrende: “Ricorso contro il Tar”
guido improta tabacchiera
“Dai magistrati amministrativi una valutazione politica che non convince”. La replica dell’assessore alla Mobilità dopo la sentenza del Tar che annulla gli aumenti delle tariffe delle aree di sosta

“Prendiamo atto della sentenza fotocopia del Tar che censura Roma Capitale per l’istruttoria insufficiente che avrebbe accompagnato l’adozione della delibera n. 48 del 29 luglio 2014. Dopo la pronuncia sulle tariffe Ztl, cui abbiamo fatto fronte con una nuova delibera, il Tar del Lazio, anche in questa occasione, riconosce il potere attribuito a Roma Capitale in materia ed evidenzia l’aspetto formale della mancata adozione del Pgtu da parte dell’Assemblea Capitolina come elemento fondante della sentenza emessa”. Lo dichiara, in una nota, Guido Improta, Assessore alla Mobilità e ai Trasporti di Roma Capitale.

“Il Tar in questa occasione – prosegue Improta – si spinge anche a compiere delle valutazioni politiche che non ci convincono proprio. Infatti, mentre da un lato accetta il fatto che le strisce blu costituiscano un elemento essenziale per la limitazione della circolazione, dall’altro dice che dobbiamo tener conto delle abitudini dei cittadini all’uso dei mezzi pubblici che, in una città con 2,8 milioni di veicoli, sono evidentemente da modificare se non da costruire a partire da un diverso approccio culturale al tema della mobilità”.
“I provvedimenti che stiamo adottando, sono finalizzati al miglioramento strutturale delle condizioni di vita dei romani, a partire dagli aspetti ambientali. Inoltre, lo stesso Tar non tiene in considerazione i soli 70.000 stalli effettivamente disponibili per la sosta tariffata e le ripercussioni sulla velocità commerciale del trasporto pubblico determinati dalla densità del traffico e dal fenomeno della sosta vietata”.
“Proporremo pertanto – conclude Improta – ricorso al Consiglio di Stato verso una sentenza che è culturalmente sbagliata”.