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Sul caso Ostia il senatore Augello scrive alla Madia: “La rotazione non è una sanzione”

Il sottoscritto Senatore, premesso che:
• lo scorso 18 Marzo il Presidente del X Municipio di Roma, signor Andrea Tassone, ha convocato la stampa cittadina per annunciare le sue dimissioni, motivandole con una sua impellente esigenza di richiamare l’attenzione del Sindaco Marino sull’emergenza criminalità che graverebbe sul territorio di Ostia e su una sua non meglio precisata impossibilità di gestire il turn-over dei dirigenti e quello della Polizia Locale;
• nella medesima conferenza stampa, il Presidente Tassone negava di aver ricevuto qualsiasi avviso di garanzia, ammettendo controvoglia di essere stato formalmente invitato dalla magistratura ad eleggere il proprio domicilio, ai sensi dell’articolo 161 del codice di procedura penale;
• sfortunatamente per il Presidente Tassone, l’articolo 161 del codice di procedura penale prevede che l’elezione di domicilio venga richiesta soltanto per cittadini indagati o imputati per qualche reato;
• sempre rivolgendosi alla stampa, il Presidente Tassone segnalava la necessità di procedere alla rotazione di alcuni dirigenti, tra i quali il Comandante del gruppo della Polizia Locale di Ostia;
• lo struggente appello, come si evince dalle cronache dei giornali Il Messaggero, il Corriere della Sera, La Repubblica del 19 Marzo, è stato immediatamente raccolto dal Sindaco Marino, che ha annunciato l’affidamento della delega per il litorale all’Assessore alla legalità Sabella ed ha assicurato al Presidente Tassone di essere pronto ad esaudire ogni suo desiderio;
• secondo informazioni raccolte dall’interrogante, le dimissioni del Presidente Tassone avrebbero assai poco a che vedere con l’insidia mafiosa e devono piuttosto essere inquadrate in una triste storia legata ad un’inchiesta della Procura della Repubblica (procedimento penale numero 42400/14) sulla manifestazione “Lungo il mare di Roma”, che si è svolta la scorsa estate sul lungomare di Ostia;
• un’indagine della Polizia Locale ha infatti portato alla luce prima una serie di irregolarità, debitamente segnalate alla Asl e all’ufficio tecnico competente, sia dal punto di vista igienico-sanitario, sia riguardo le evidenti lacune dal punto di vista urbanistico delle sei strutture utilizzate;
• approfondendo l’inchiesta, sono emerse – e questa è la cosa più grave – evidenti incongruenze tra la mancata quantificazione del canone dell’occupazione di suolo pubblico ed il valore delle opere a scomputo previste per la riqualificazione dei giardini storici presenti nell’area;
• per colmare questa lacuna veniva successivamente presentata una variante che stimava in circa 300.000 Euro il valore dei lavori per la riqualificazione dei giardini, cifra del tutto esorbitante rispetto alla realtà;
• in merito al sopra richiamato procedimento penale, la Procura ha notificato un verbale di elezione di domicilio ai sensi dell’art. 161 cpp in data 30 Settembre 2014 all’Assessore Antonio Caliendo, all’ex dirigente dell’ufficio tecnico Paolo Cafaggi, in data 25 Febbraio 2015 e, come già detto, al signor Andrea Tassone, Presidente del Municipio, il 2 Marzo 2015, oltre a tre rappresentanti della ESSE Group, organizzatrice dell’evento;
• è bene sottolineare che il Comandante del Gruppo, Roberto Stefano, consapevole della delicatezza della situazione, si è assunto la responsabilità di presenziare alla notifica dei verbali di elezione di domicilio, sia nel caso dell’Assessore Caliendo che in quello del Presidente Tassone;
• nonostante l’interrogante sia un convinto assertore del presupposto dell’innocenza di qualunque cittadino fino ad una sentenza di condanna passata in giudicato, non si possono negare le evidenti difficoltà, perlomeno di carattere politico, in cui si trova il Presidente Tassone, investito da un’inchiesta condotta proprio dal Gruppo di Polizia Locale competente sul suo Municipio;
• anche dal punto di vista delle presunte infiltrazioni mafiose sul territorio di Ostia, il Presidente Tassone, pur non essendo indagato per Mafia capitale, risulta al centro di alcune intercettazioni telefoniche ampiamente riportate dalla stampa, in cui uno dei presunti protagonisti del sodalizio criminale, Salvatore Buzzi, dichiara testualmente: “Però Tassone è nostro eh, solo nostro. Non c’è maggioranza ed opposizione, è mio”;
• al contrario il Comandante Stefano risulta, dalle notizie raccolte dall’interrogante, assolutamente estraneo a qualsiasi inchiesta penale, non compare in alcuna intercettazione, è al Gruppo di Ostia soltanto da un anno, proviene dal nucleo della Polizia Locale che ha più strettamente collaborato con la Procura di Roma nelle indagini di polizia giudiziaria;
• alla luce di queste considerazioni risulta evidente l’assoluto paradosso rappresentato dalla comunicazione resa pubblicamente alla stampa dal Presidente Tassone, che ha posto come condizione per il ritiro delle proprie dimissioni il trasferimento del Comandante Stefano, peraltro contestualizzandola nell’ambito di presunte infiltrazioni mafiose sul territorio di Ostia e nel suo municipio, per contenere le quali egli vorrebbe attuare un meccanismo di rotazione;
• nel nostro ordinamento legislativo la rotazione dei dirigenti deve essere motivata e non può essere utilizzata come provvedimento contra personam;
• nel caso di specie, è evidente il rischio che possa esserci una forte relazione fra la richiesta di trasferimento e l’inchiesta avviata dal Gruppo della Polizia Locale di Ostia che ha coinvolto il Presidente, rischio che potrebbe addirittura evocare un tentativo di intimidazione degli operatori che quell’inchiesta hanno gestito e che dovranno essere chiamati come testi in un eventuale processo;
• di fronte a questa situazione, che peraltro contraddice tutti i principi della legislazione anticorruzione che tendono a tutelare i dipendenti che favoriscono l’emersione di episodi di corruzione, risulta incredibile quanto inqualificabile la circostanza che ha visto il Sindaco di Roma assentire immediatamente, a mezzo comunicato stampa, alla richiesta di trasferimento del Comandante Stefano reclamata dal Presidente Tassone;
• il silenzio del comandante del Corpo, il dottor Clemente, lascia sperare che a questa gaffe del Sindaco non corrisponda una decisione già assunta, ma resta il fatto che è impossibile ignorare la gravità di queste dichiarazioni pubbliche che di fatto capovolgono il senso della rotazione come strumento di prevenzione della corruzione, trasformandola in uno strumento sanzionatorio per chi abbia l’ardire di indagare sugli organi di indirizzo politico dell’amministrazione del municipio di Ostia.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto Senatore chiede al Ministro della Funzione Pubblica se intenda intervenire, anche mediante il tempestivo invio di un’ispezione, per evitare un utilizzo improprio dello strumento della rotazione nell’amministrazione della Capitale d’Italia e se, più in generale, nell’esercizio della delega sulla riforma della pubblica amministrazione che il Parlamento si accinge a conferirle, non intenda porre dei paletti con norme adeguate ad evitare il ripetersi in futuro di simili situazioni.
Roma, 23 Marzo 2015

Il Senatore
Andrea Augello