di Claudio Roma
Ci sono i “sans papier” che il Comune spedisce nella residenza degli ultimi di via Modesta Valente, poi quelli che la burocrazia fa risiedere in due vie contemporaneamente; quindi i cittadini che per il Comune di Roma sono praticamente scomparsi e quindi con un vero e proprio procedimenti amministrativo, cancellati dalle liste elettorali. Fanno parte della categoria di coloro che hanno passato una “domenica bestiale”, anche quelli cancellati dalle liste e quindi dagli elenchi dei seggi, perché una mano folle li ha dichiarati “non residenti” alla terza visita dei vigili urbani e i trasferimenti di residenza da altri Comuni che sono rimasti nel “limbo di metà strada”.
L’esercito delle vittime della burocrazia borbonica, vera padrona del Paese, a Roma si è dato appuntamento nella sede centrale del Servizio Elettorale. Gli uffici dell’Eur sono stati presi d’assalto da migliaia di persone che hanno chiesto (e ottenuto in poco tempo) il duplicato del certificato elettorale. Ma è al secondo piano che emerge in tutta la sua drammaticità, l’assoluta incapacità del sistema di dare risposte ai cittadini.
Tre gli esempi più eclatanti. É una coppia di ragazzi calabresi. Hanno chiesto la residenza a Roma più di sei mesi fa ma per lei la pratica è andata a buon fine, per lui, no. Che fare? Si armano di sana pazienza e finiscono davanti la porta della Commissione circondariale elettorale, reclamando il diritto ad un seggio e al voto. Solo che… Gli impiegati della Commissione verificano l’esattezza delle dichiarazioni ma per garantire il loro diritto costitutuzionale, il Comune di origine deve spedire a Roma una dichiarazione. E come lo fa? Semplice: Roma invia un fax a Reggio Calabria, da qui un dipendente manda un altro fax al seggio e qui il presidente redige un verbale con il quale certifica che l’uomo non ha votato. In teoria il fax dovrebbe riprendere la ia del ritorno e arrivare a Roma. Tempo? “Chi può dirlo”, spiega l’impiegata. Ora l’uomo è riuscito a votare ma solo nelle prime ore di lunedì e questo solo perché metà della pratica gliel’hanno sbrigata i parenti da Reggio che si sono sostituiti parzialmente al Comune. Il fax di ritorno è arrivato ma alle 22,15 di domenica 24 febbraio.

Il secondo caso è una “perla romana”. Lei è un avvocato. Cambia residenza da una parte all’altra di una strada, comunica tutto al Municipio Roma II che le permette l’iscrizione del bimbo per ben due volte a scuola. Quando va al seggio scopre che è stata cancellata. E da inizia il lungo viaggio domenicale. Da via Salaria, zona nord, sbarca all’Eur. Due ore di attesa sino a quando l’impiegata confessa che “sì c’è stato un errore” e le attribuisce seggio e diritto. La causa? “Forse il vigile urbano che controlla le residenze non l’ha trovata per ben tre volte e ha cancellato la richiesta”.
Ultimo caso, quello dell’uomo che per una serie di traversie ha girato in lungo e in largo in Italia per diversi anni. Per il Comune è irreperibile, quindi è senza dimora e viene cancellato dall’anagrafe. Ovviamente anche dalle liste elettorali di Roma. Per ottenere il diritto al voto, deve andare nel suo Municipio dove lo iscrivono in una nuova residenza, quindi alla Commissione Elettorale che accetta la domanda. Tutto fatto? Neanche per sogno. Per essere iscritti nelle liste occorre godere dei diritti, quindi va fatto un controllo al casellario giudiziario del Ministero. Basterebbe un computer, al Comune di Roma no. Seppur solerte, l’impiegato riempie un modulo, lo stampa e manda un fax al Ministero per la Giustizia. Da qui un altro impiegato verifica che non ci siano condanne che impediscono il voto e poi stampa un nuovo fax su carta intestata che attesta “NULLO”.
E l’impiegata sorride: “S’ ci vuole un po’ di pazienza”. Quindi va al terminale e scrive. Dalla stampante esce l’indicazione del nuovo seggio. Tempo totale: cinque ore. Numero di fax tra spediti e ricevuti: 4, compreso quello che è stat mandato dal messo comunale al seggio. Benzina consumata: tra seggio consueto, municipio, commissione e seggio: oltre 15 litri.
La chiamano era tecnologica. Basta moltiplicare i valori di tempo e denaro per quelle centinaia di disperati che domenica hanno rincorso il diritto al voto e il calcolo del prezzo di un giorno di disordinata burocrazie è presto fatto.
