di Alberto Berlini
“I soldi nella cultura non sono spesi ma investiti”. Lo ha detto il sindaco Ignazio Marino intervenendo alla presentazione della stagione 2014/2015 del Teatro di Roma, all’Argentina. Peccato che piuttosto che applausi il primo cittadino abbia raccolto il gelo della sala. Basta guardare il trend dei finanziamenti per vedere come i fondi destinati a questo settore negli ultimi 10 anni sono drammaticamente in calo”.
“Voglio dirlo con chiarezza: noi stiamo cercando di eliminare tutti gli sprechi, ma, insieme al sociale, una delle aree in cui dobbiamo investire di più perché l’investimento oggi troppo basso è quello sulla cultura – ha continuato il sindaco – Conosciamo le difficoltà affrontate dall’amministrazione regionale di Zingaretti riguardo ai debiti non pagati. Noi da parte nostra stiamo affrontando il piano di rientro, la cui idea non è di tagli lineari ma evitare gli sprechi”. Ma le rassicurazioni di Marino sono valse a poco, sotto gli occhi di tutti c’è la sitazione del teatro Eliseo, su cui penda un’ordinanza di sfratto per il prossimo 10 luglio, mentre con gli occupanti del Teatro Valle è ormai guerra aperta con il Campidoglio che vuole “esercitare la sua responsabilità”.
Se in via Nazionale i lavoratori dell’Eliseo hanno iniziato un’assemblea permanente chiedondo l’intervento delle istituzioni per fermare la chiusura della sala, gli occupanti del Valle incassano l’appoggio del presidente del Teatro di Roma Marino Sinibaldi: “Restituire il teatro alla città’ o ‘liberare il teatro’ sono i termini usati per indicare il fatto che va sgomberato. Sono delle formule da un lato lievemente eufemistiche, dall’altro un po’ ipocrite, sembrano implicare un giudizio su quello che è accaduto in questi anni che non corrisponde alla realtà: il teatro Valle è stato frequentato da dei romani, al di là delle intenzioni di chi lo ha occupato”.
“D’altra parte – continua Sinibaldi – sappiamo tutti che l’occupazione ha compiuto la sua parabola. Un gruppo di persone che dà importanza al teatro dovrebbe essere una risorsa, poi è chiaro che non si può fare violando la legge, non è questo in discussione. Come diceva Willy Brandt ‘meglio avere sotto le finestre un corteo che manifesta per la pace, che uno che manifesta per la guerra’”.
Nel frattempo in Rete si mobilitano cittadini, artisti e operatori culturali che chiedono con una lettera aperta al Sindaco di farsi da parte: “Chiediamo di prendere atto della grave urgenza in cui versa il sistema culturale della città. Riteniamo che sia inconcepibile che Roma Capitale non abbia un Assessore alla Cultura. La vita culturale a Roma sta collassando per paralisi istituzionale, non certo creativa – continua la lettera –
Riteniamo fondamentale che, avendo voluto Lei assumere ad interim la carica di Assessore alla Cultura debba provvedere quanto prima a comunicarci il suo progetto per la città. Musei, Biblioteche, Teatri, Istituzioni Culturali aspettano in un clima preagonico da troppo tempo le sue indicazioni. Il 14 luglio è una data simbolica nella storia europea, confidiamo possa essere altrettanto simbolica per lei per nominare un Assessore alla Cultura facente funzione, o comunicarci qualche linea strategica. In assenza di un suo riscontro nel concreto ci impegniamo ad adottare qualsiasi forma di protesta dandone ampia comunicazione”.
