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Superbatterio trova casa in ospedale. Allarme epidemia al Sant’Eugenio

E’ il principale indiziato per infezioni e polmoniti che affliggono i pazienti ospedalieri, ma il reparto di rianimazione della struttura sanitaria dell’Eur è una vera e propria area di incubazione seriale per la Klebsiella. La denuncia viene dal consigliere regionale del Partito Democratico Riccardo Agostini: “La situazione si è fatta sempre più critica, fino ad arrivare a registrare quasi una chiusura al mese a causa di un tasso d’infezione fuori controllo”. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri dei Nas

E’ un germe pericoloso perché su di lui i normali antibiotici non hanno effetto. Il suo nome è Klebsiella ed è il principale indiziato per infezioni e polmoniti che affliggono i pazienti ospedalieri, ma pare che al reparto di rianimazione dell’Ospedale Sant’Eugenio non riescano proprio a sbarazzarsene.

Klebsiella

Quella che dovrebbe essere la zona più asettica di ogni nosocomio è invece nella struttura sanitaria dell’Eur una vera e propria area di incubazione seriale. La denuncia viene dal consigliere regionale del Partito Democratico Riccardo Agostini. “Per arginare il fenomeno il reparto è stato chiuso per 15 giorni a settembre, dal 16 al 30, e per altri 15 a cavallo tra ottobre e novembre. Lo scorso 24 ottobre una verifica interna ha rivelato che su 9 pazienti ricoverati, ben 8 erano risultati positivi: dati da vera epidemia, che ha portato alla creazione di una stanza di isolamento per accogliere alcuni dei pazienti presenti, a bloccare nuove accettazioni sia di malati interni che esterni e a procedere ad un processo di sanificazione radicale che ha richiesto 4 giorni di lavoro.
Una situazione di grave pericolo non isolata. “Nel caso del S. Eugenio, va avanti da anni ma è andata fuori controllo negli ultimi mesi – continua Agostini – Gli interventi di sanificazione si susseguono ma ormai la loro efficacia è sempre più breve. Ma in quei locali, ogni giorno, stazionano pazienti in uno stato di grande criticità. Il reparto doveva essere ospitato negli attuali locali, inadatti e privi dei requisiti, per pochi mesi, giusto il tempo per ristrutturare la vecchia sede. Da allora sono passati tre anni e la situazione si è fatta sempre più critica, fino ad arrivare a registrare quasi una chiusura al mese a causa di un tasso d’infezione fuori controllo. Per tamponare la falla ora è stato deciso di ridurre i posti da 11 a 9. Nel frattempo – conclude Agostini – non posso non registrare l’assurdo di un direttore generale che in questi anni ha avviato lavori per milioni di euro, ma senza ristrutturare la rianimazione”.
Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri dei Nas.