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“Sveglia, difendete i vostri teatri”. Ricci/Forte all’Eliseo, atto di accusa

“Sveglia, difendete i vostri teatri”. Ricci/Forte all’Eliseo, atto di accusa
L’INTERVISTA/ Due autori, due registi, due voci discusse e provocatorie. Gianni Forte e Stefano Ricci sono il volto della sperimentazione e hanno trovato casa a Parigi. Affari li ha incontrati alla prima della loro nuova tournée

di Alberto Berlini

“Il futuro vi manda un messaggio. Non avrà nessuna pietà per te”. Sono schiaffi quelli che arrivano dal palco dell’Eliseo. Schiaffi non fatti per ferire ma per svegliare dal torpore nel pieno stile di Ricci/Forte il duo teatrale che è diventato negli ultimi anni il marchio di fabbrica della ricerca italiana sul palcoscenico. Perfomer e non attori che smantellano pezzo dopo pezzo i piccoli aspetti di quotidianità che chiamiamo vita.

Darling, un titolo che ricorda come troppo spesso usiamo tesoro e amore nel rivolgersi agli altri. Un vezzo all’epiteto, una coazione a ripetere che provoca un’assuefazione e che ci introduce all’epoca delle passioni tristi. Parte da qui la contestazione che  Stefano Ricci e Gianni Forte mettono in scena grazie a quattro naufraghi che dopo uno tsunami tentano di ricordare quello che era la società. Ma rammentano solo stupidi abitudini del galateo, azioni cristallizzate di una società che amministra bisogni indotti. Questa la contestazione ad Eschilo da cui i due drammaturghi prendono ispirazione, salvo poi fare a pezzi la sua Eraclea, abbandonando gli dei e lasciando gli umani costretti a far crescere i propri bambini come se fossero alberi piantanti in vasi irrorati dal sangue.

Uno spettacolo che raccoglie anche gli stimoli che vengono dalla cronaca di tutti i giorni, e che ricorda proprio il dramma che vivono i teatri di Roma e il “dolore sordomuto che accompagna una città in rovina governata dai barbari”. Difficile non cogliere un chiaro riferimento alla lotta del Teatro Eliseo stesso che lotta per la sopravvivenza.

Ma Ricci/Forte alla telecamera di Affaritaliani.it sono ancora più diretti: “La colpa sta nei romani, che hanno abbandonato le sale, che non scendono in piazza per difendere le proprie sale. Svegliatevi, indignatevi. All’estero la C di cultura è enorme nonostante la recessione. In Italia l’unica “c” che conosciamo è quella di crisi mentre è proprio dalla cultura, con la cultura che sono fatte le fondamenta di questo paese”.

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