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Tangenti alla Giustizia, il vizio non tramonta Truccavano le forniture chiedendo il 7%

Alla base della cupola un dipendente dei servizi informatici del ministero della Giustizia. I progetti di automazione informatica degli Uffici Giudiziari affidati a un gruppo di imprese che poi giravano la percentuale sotto forma di consulenze a un’altra ditta che procedeva a pagare in contanti. E quando la gara col trucco non funzionava, faceva salire i prezzi delle offerte delle procedure semplificate

Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Questi i reati per i quali, a seconda delle singole posizioni processuali, sono stati un dipendente del ministero della giustizia e altre cinque persone.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti il dipendente della Direzione Generale dei Servizi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia (P.D.B. nato nel 1973) nell’esercizio delle sue funzioni di assistente informatico addetto allo sviluppo di vari progetti di automazione informatica degli Uffici Giudiziari, aveva promosso, organizzato e capeggiato un’associazione per delinquere insieme a 5 soggetti operanti per conto di ditte contraenti con il Ministero, al fine di trarre ingenti indebiti profitti in danno della Pubblica Amministrazione.

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I sei arresti sono stati eseguiti nella nottata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma in esecuzione di un provvedimento cautelare firmato dal gip Simonetta D’Alessandro su richiesta del procuratore aggiunto Francesco Caporale e Ilaria Calò. L’indagine, sviluppata per quasi un anno dai Carabinieri di via in Selci, ha consentito di fare luce sulla gestione illecita di commesse e appalti pubblici per la fornitura di materiale informatico all’Amministrazione della Giustizia, attuata appunto da un dipendente del ministero della Giustizia che aveva creato un sistema corruttivo che si basava sulla richiesta sistematica di tangenti in denaro, ammontanti al 7 – 8 % del valore di ogni appalto, per favorire l’assegnazione di commesse alle ditte riconducibili ai restanti indagati, i quali pagavano le somme corruttive sotto forma di consulenza fittizia, fatturata regolarmente ad altra ditta riconducibile ai membri dell’organizzazione criminale che poi provvedeva alla consegna del denaro contante al pubblico dipendente.
In tal modo il P.D.B. aveva realizzato un comitato di affari composto dalle ditte dei suoi sodali, le quali si assicuravano un rapporto privilegiato con la Pubblica Amministrazione mediante il pagamento delle tangenti, estromettendo di fatto altri possibili concorrenti dall’aggiudicazione di contratti di fornitura di materiali informatici.
Un altro metodo utilizzato dal P.D.B. per trarre indebiti profitti economici dagli acquisti di materiale informatico per conto dell’Amministrazione della Giustizia, consisteva nell’alterazione del funzionamento del Me.P.A. (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), attuata facendo aumentare indebitamente i prezzi di offerta dei materiali proposti nel Me.P.A. dalle ditte gestite dai soggetti a lui associati, materiali che poi il P.D.B. acquistava per conto del Ministero, attraverso una procedura amministrativa semplificata, lucrando in tal modo sulla maggiorazione del prezzo percepito dai suoi sodali. Nel corso della mattinata i Carabinieri hanno eseguito numerose perquisizioni sequestrando documentazione amministrativa e materiale informatico. Cinque indagati sottoposti a misura cautelare in carcere sono ora reclusi presso il carcere di Regina Coeli, mentre un sesto è stato ammesso agli arresti domiciliari.