Bruxelles aggiunge 2 euro di costi doganali agli acquisti online provenienti da Paesi fuori dall’Unione. La nuova tariffa si somma al dazio da 3 euro già scattato a luglio. E il super-affare da pochi euro rischia di esserlo molto meno.
Il maglioncino con gli strass a 7 euro, la cover simpatica dello smartphone a 2,99, il gadget irresistibile infilato nel carrello quasi per gioco. Per anni lo shopping sulle piattaforme extra-Ue ha funzionato così: prezzi minuscoli, spedizioni dall’altra parte del mondo e una sensazione diffusa che, alla fine, convenisse sempre. Ora Bruxelles presenta il conto.
Dal primo novembre 2026 dovrebbe arrivare una nuova tariffa di 2 euro sulle merci acquistate online e provenienti da Paesi extra-Ue. Si tratta della cosiddetta handling fee, un contributo destinato a finanziare controlli, pratiche amministrative e operazioni doganali.
E non finisce qui. Perché quei 2 euro si aggiungono al sistema di dazi già entrato in vigore a luglio.
Dal prezzo civetta a quello vero
Per chi compra dall’Italia, la sostanza è semplice: il prezzo visto sullo schermo potrebbe essere sempre meno vicino a quello finale.
Dal 1° luglio 2026, infatti, l’Unione europea ha già introdotto un dazio forfettario di 3 euro sulle piccole spedizioni provenienti da fuori Ue. Con l’aggiunta dei nuovi 2 euro, anche gli ordini di valore minimo rischiano di perdere rapidamente parte del loro fascino.
E attenzione: non sempre il calcolo si esaurisce in un semplice 3+2. A seconda del numero e della tipologia degli articoli contenuti nel pacco, i costi doganali possono aumentare. Il risultato è evidente: su un acquisto da 5 o 10 euro, anche pochi euro di spese aggiuntive possono cambiare completamente la convenienza.
Bruxelles mette nel mirino l’e-commerce low cost
La stretta nasce dai numeri-monstre dello shopping extraeuropeo. Nel 2025 sono entrati nell’Unione 5,9 miliardi di articoli di basso valore, una valanga di pacchi che ha messo sotto pressione dogane e controlli.
Una quota enorme arriva dalle piattaforme asiatiche, diventate ormai una presenza fissa sugli smartphone europei grazie a sconti continui, promozioni lampo e prezzi difficili da battere. L’Ue vuole ridurre il vantaggio competitivo delle piattaforme extraeuropee e aumentare i controlli su sicurezza, conformità e tracciabilità dei prodotti.
Per chi acquista dall’Italia, quindi, cambia una vecchia regola non scritta dello shopping online: il prezzo più basso non sarà necessariamente quello scritto sulla vetrina digitale. Prima del clic finale converrà guardare bene provenienza, dazi e costi doganali. Perché il pacchetto da tre euro spedito dalla Cina potrebbe arrivare a casa con un conto decisamente meno mini.


