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Terremoto rifiuti, i primi interrogatori. Orlando su Malagrotta: “La valle ha già dato”

Terremoto rifiuti, i primi interrogatori. Orlando su Malagrotta: “La valle ha già dato”
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Per Manlio Cerroni è previsto per la prossima settimana l’interrogatorio di garanzia da parte del Gip Massimo Battistini. A seguire gli altri 6 colpiti da ordinanza di custodia cautelare. Il nodo del congelamento dei conti correnti societari per l’ordinaria amministrazione delle aziende impegnate nello smaltimento dei rifiuti di Roma. Sulla vicenda anche il ministro dell’Ambiente: “I profili devono essere valutati, non ho visto le carte. Noi abbiamo lavorato per superare qualunque soluzione di monopolio in questi mesi e l’azione che si è sviluppata per cercare alternative a Malagrotta è stata in linea con questa ambizione”

Si terrà la prossima settimana l’interrogatorio di garanzia di Manlio Cerroni, l’imprenditore dei settore dei rifiuti e proprietario di Malagrotta, finito giovedì agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio. L’ottantasettenne dovrà rispondere alle domande del gip Massimo Battistini, lo stesso che ha firmato il provvedimento cautelare. I suoi legali, gli avvocati Bruno Assumma e Giorgio Martellino, hanno incontrato di primo mattino i magistrati che stanno conducendo le indagini che hanno portato ai domiciliari altre sei persone. L’interrogatorio coinciderà probabilmente con uno dei tre giorni di astensione dalle udienze proclamata dall’Unione delle Camere penali e sarà il primo della lista delle sette persone destinatarie del provvedimento cautelare.
La linea difensiva verterà probabilmente sulle tre diverse richieste di “essere ascoltato” che Manlio Cerroni ha più volte trasmesso agli inquirenti, essendo a conoscenza dell’inchiesta ormai da diverso tempo. Richieste di audizioni e incidenti probatori che le Procure prima di Velletri e successivamente di Roma hanno sempre respinto e poi culminate con il blitz degli arresti e delle perquisizioni. Sempre gli avvocati chiederanno anche la possibilità di “scongelare” parzialmente i sequestri effettuati sui conti correnti delle società, motivandoli con la necessità di garantire l’ordinaria amministrazione, soprattutto delle aziende impegnate nell’opera di trattamento dei rifiuti del Comune di Roma. Diversamente la linea principale di Tmb rischierebbe di bloccarsi e di far precipitare Roma in un’emergenza ancora più dura di quella patita nel periodo di Capodanno.
Sull’inchiesta che ha decapitato il maggiore gruppo italiano dello smaltimento dei rifiuti, è intervenuto anche il ministro per l’Ambiente, Andrea Orlando: “Non ho valutazioni specifiche da fare perché si tratta di una vicenda i cui profili devono essere valutati, non ho visto le carte. Noi abbiamo lavorato per superare qualunque soluzione di monopolio in questi mesi e l’azione che si è sviluppata per cercare alternative a Malagrotta è stata in linea con questa ambizione”.
Nell’inchiesta c’è anche un filone relativo alla discarica di Monti dell’Ortaccio, a chi gli ha chiesto quali fossero stati i motivi che lo hanno portato a non scegliere quel sito, Orlando ha replicato: “Non perché avessi elementi per poter dire che c’erano aspetti poco chiari nell’individuazione, non l’ho scelta perché ritengo che la Valle Galeria abbia pagato un prezzo molto alto dal punto di vista ambientale in questi anni e non era perseguibile un’ipotesi di quel tipo”.