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“Terribile, ma non potevo rifiutarmi”. Il testamento del boia delle Ardeatine

Il 24 marzo del 1944 l’ufficiale delle SS Erich Priebke ordinò di fare fuoco sui romani rastrellati dopo la strage di via Rasella. Per quei 335 morti nel 1998 fu condannato all’ergastolo ma non aveva mai chiesto scusa, nè il perdono dai familiari delle vittime. Ora in un videotestamento rilasciato al suo legale, l’ex capitano nazista racconta la sua verità su quella che è stata una delle pagine più atroci della storia della seconda Guerra Mondiale
La Salma dell’ufficiale nazista Erich Priebke giace in un hangar dell’aeroporto di Pratica di Mare. In attesa di conoscere la sorte della sua sepoltura, cominciano a filtrare i contenuti del videotestamento che il gerarca nazista ha rilasciato al suo avvocato poco prima di morire, una settimana fa.

Priebke è stato condannato quale responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine: il massacro venne compiuto dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito all’attacco compiuto da membri dei GAP romani contro truppe germaniche in transito in via Rasella. Per la sua efferatezza è diventato l’evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell’occupazione.
In un video girato nella sua abitazione romana poco prima della morte Erich Priebke parla delle Fosse Ardeatine, intervistato dallo stesso avvocato Paolo Giachini. Il racconto inizia parlando dell’attentato di via Rasella e della rappresaglia dei tedeschi, a suo dire “preceduta da un avviso dello stesso Kappler”. “Per noi era terribile fare una cosa così – dice Priebke riferendosi alla strage delle Fosse Ardeatine – il capitano Schultz, delegato da Kappler, aveva fatto la guerra anche in Russia ed era più abituato: per noi, come anche me, era una cosa terribile. Naturalmente non era possibile rifiutarsi”.
Il Gap comunista ha fatto un attentato alla Polizia tedesca – continua Priebke – Questo attentato fu fatto sapendo che dopo ci sarebbe stata la rappresaglia. Quando Kesselring ha preso il comando in Italia ha fatto mettere sui muri un avviso che spiegava che qualunque attentato contro i tedeschi era punito con la rappresaglia. Loro lo hanno fatto di proposito perché pensavano che una nostra rappresaglia poteva creare una rivoluzione della popolazione”.
Priebke non si è mai pentito ne ha mai chiesto perdono ai famigliari delle sue vittime. Dopo essere stato estradato dall’Argentina, è stato condannato nel 1998 all’ergastolo, ha beneficiato degli arresti domiciliari nell’abitazione del suo legale concessi dalla giustizia militare, ma per motivi d’età aveva il permesso di uscire di casa. Nella sentenza i giudici di lui hanno scritto: “La sua spinta criminosa è frutto della certezza di essere nel giusto. E di quella fede ha riempito la sua vita fino ad oggi”. Priebke, arruolato personalmente da Heinrich Himmler nel corpo delle SS per la sua “solidità e determinazione” fu al servizio del boia Herbert Klapper.

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