Dal burro di cacao per proteggere il sorriso delle famiglie che si rivolgono alla giusta compagnia di assicurazione; al pulisci-schermo di spugna con tanto di cartolina lenticolare per vederci chiaro e scegliere il farmaco adatto a curare le allergie degli occhi, passando per i più classici cappellini, zainetti, copri smartphone, e poi le immancabili chiavette USB ovviamente declinate nelle forme e nei colori più inconsuete.
Non chiamateli gadget: questi oggetti degni di un collezionista sono “concept”, oggetti strapersonalizzati per comunicare e veicolare messaggi. Le idee vengono partorite da uno staff giovane e tutto romano ma la materia prima arriva rigorosamente dalla Cina. L’obiettivo è sfatare il luogo comune secondo cui Cina uguale scadente. Dal punto di vista tecnologico i cinesi ci sono passati avanti anni luce secondo Riccardo De Cian, responsabile marketing della società di comunicazione Art-Work Company che annovera clienti come Mercedes Benz Italia, Aci, Mattel, Postevita, Unilever e Thales Alenia Space.

“Tutto il mondo compra in Cina, il gigantesco mercato dagli occhi a mandorla permette di realizzare un prodotto altamente personalizzato ad un prezzo migliore rispetto a quello di un oggetto standard fabbricato in Italia”.
Il risparmio si aggira intorno al 30%, ma ciò che conta è soprattutto la possibilità di avere un ricchissimo ventaglio di personalizzazioni: si possono scegliere materiali, colori, forme, scritte, disegni, tutto è modificabile. Il fantastico mondo del gadget negli ultimi anni è profondamente mutato: “Fino a qualche tempo fa bastava acquistare un oggetto e stamparci sopra il logo da promuovere. Oggi tutto è diverso: le aziende, soprattutto quelle più strutturate, si aspettano che il gadget possa in qualche modo rappresentarle, comunicando un messaggio che sia espressione dell’azienda stessa”, spiega Riccardo De Cian. Un risultato che richiede uno studio approfondito dell’azienda, per capire le sue dinamiche, la sua mission, i suoi obiettivi, le sue regole. E il risultato finale deve essere realizzato e poi venduto a prezzi competitivi e in linea con i budget sempre più risicati delle società. E’ per questo che si vola dall’altra parte del pianeta: “In Cina abbiamo creato una rete di fornitori super affidabili – aggiunge Arsiero Pignataro, il guru degli esteri che ha passato quasi sei mesi a a fare avanti e indietro con l’Oriente – persone del posto che conoscono il mercato, curano i contatti con le fabbriche, vanno alla ricerca di prodotti nuovi e originali. Certo le difficoltà all’inizio non sono state poche, siamo dovuti andare diverse volte in Cina per selezionare il personale e le aziende in grado di rilasciare tutte le certificazioni necessarie sui prodotti”.
Ma il gioco vale la candela quando il risultato è quello di riuscire a controllare tutta la filiera dalla progettazione al make up campione, alla grafica, allo sviluppo del prodotto fino alla spedizione, pratiche doganali comprese. “Il risparmio sui costi è notevole e ovviamente viene apprezzato dal cliente – conclude De Cian – e così se il nostro Paese vuole tornare a competere deve procedere su questa strada: fantasia, flessibilità, competitività e ingegno”.
