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Truffa aggravata e peculato. Bufera sui medici: 14 denunciati

I furbetti del camice bianco. Nel Lazio l’indagine sui professionisti che esercitavano doppia attività senza autorizzazione ha portato alla scoperta di 14 casi. Dovranno restituire alla Sanità pubblica 1,3 milioni di euro. In 8 denunciati alla magistratura perché lavoravano in strutture convenzionate

Truffa aggravata ai danni dello Stato e peculato. Nella speciale classifica dei medici che esercitavano la doppia attività senza essere autorizzati e scoperti dal  Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie, il Lazio è la prima regione. Ben 14 sono i professionisti segnalati e denunciati alla Corte dei Conti per un danno erariale pari a 1.379.746,27 euro. Tra questi camici bianchi, ben 8 sono stati denunciati alla magistratura ordinaria.
L’INCHIESTA. E’ stata sviluppata un’analisi di rischio su dati forniti dalle strutture sanitarie pubbliche (Aziende Sanitarie Locali ed Aziende Ospedaliere), con il fine di individuare personale della dirigenza medica – autorizzato all’attività libero professionale intra muraria – che avesse indebitamente percepito emolumenti (a titolo di indennità di esclusività, retribuzione di posizione variabile e retribuzione di risultato) in violazione del vincolo del rapporto esclusivo stabilito nei confronti della pubblica amministrazione. L’attività ispettiva ha riguardato 18 regioni e 65 province.
L’azione ha permesso di segnalare 83 dirigenti medici alla Corte dei Conti per profili di responsabilità per danno erariale, dei quali 48 denunciati anche all’Autorità Giudiziaria per ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato e, in alcuni casi, di peculato per aver gli stessi trattenuto illecitamente somme in realtà spettanti alle aziende sanitarie di appartenenza; constatare un danno erariale di oltre 5,9 milioni di euro; proporre sequestri preventivi per equivalente per oltre 2,9 milioni di euro; richiedere misure interdittive nei confronti di 10 dirigenti medici; segnalare 33 società e 45 persone all’Agenzia delle Entrate, in qualità di committenti degli incarichi indebitamente conferiti ai dirigenti medi ci pubblici, con sanzioni per oltre 1.240.000 euro.
I comportamenti censurati sono stati realizzati principalmente attraverso il mancato rispetto degli obblighi di esclusività delle prestazioni da parte dei dirigenti medici pubblici, autorizzati alla pratica di attività libero-professionale intra moenia, in relazione all’assunzione di incarichi extraprofessionali non preventivamente autorizzati dall’Ente di appartenenza; al contestuale impiego presso altre strutture sanitarie private, già convenzionate con il servizio sanitario nazionale; l’indebito introito di somme che, proprio in ragione dell’attività libero professionale intramuraria espletata, dovevano essere versate nel le casse della struttura sanitaria pubblica.