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Truffato e deriso: “Mi do fuoco”. Il Comune consiglia: “Ci denunci”

Truffato e deriso: “Mi do fuoco”. Il Comune consiglia: “Ci denunci”
SENZA VERGOGNA. La storia di Lorenzo Manili: acquista una licenza taxi da un furbetto e poi gli viene ritirata. Lui ha ragione da vendere e, disperato per i debiti, si mette comunque al lavoro. Lo “pescano” i vigili urbani e gli tolgono il libretto e la patente. Ora minaccia di incendiarsi se non ottiene giustizia dal Comune di Roma. Gli avvocati gli hanno consigliato di denunciare il truffatore e l’amministrazione comunale: cioè se stessi

di Fabio Carosi

Leggete bene i programmi elettorali di destra, sinistra e centrodestra-centrosinistra. Poi con calma, fermatevi qualche minuto su quest’articolo che spiega per sommi capi come si può morire di burocrazia. E come il Comune di Roma, di fronte ad un cittadino che ha ragione ma che non riesce ad ottenere giustizia, invece di dare una soluzione al problema, consiglia di fare causa al Comune stesso. Esatto. Un avvocato del Comune offre come unica possibilità quella di fare causa all’ente per il quale lavora. In un paese civile un consiglio simile sarebbe sufficiente per essere licenziato. A Roma no.

taxi roma 4


Nel 2012 Lorenzo Manili acquista una licenza taxi da un tassista che per motivi di salute, regolarmente certificati dalla Asl, perde i requisiti di legge. Quindi la licenza passa di mano, acquistata da Manili per il figlio disoccupato, grazie a una colletta familiare e a un prestito bancario. E qui entra in gioco la follia della burocrazia. Il venditore da furbetto del quartierino, dopo aver ceduto il taxi diventa titolare di una concessione per auto da noleggio, il classico Ncc e avvia le pratiche all’Agenzia per la Mobilità. All’Agenzia sentono puzza di bruciato e sospendono il trasferimento dell’autorizzazione per 6 mesi, chiedendo all’Avvocatura comunale un parere, mentre contemporaneamente viene sporta denuncia per truffa contro chi aveva truccato le carte.

Disperato, senza soldi e vittima di un raggiro, Manili si mette comunque al lavoro sino a quando non lo scoprono. E qui dalla ragione passa irrimediabilmente al torto. Lo pescano i vigli del Gruppo Interventi Traffico e gli ritirano la patente, il libretto dell’auto e “congelano la licenza”. L’uomo non si arrende e comincia il tour degli uffici, dai Vigili alla Prefettura con la patente che alla fine gli viene riconsegnata e poi tolta di nuovo, sino a quando non riesce a contattare telefonicamente un legale dell’Avvocatura comunale, il quale candidamente ammette le sue ragioni, l’errore di avergli congelato la licenza e poi gli consiglia di fare causa: a chi ha venduto e al Comune perché la sua autorizzazione non doveva essere ritirata.
Lunedì Lorenzo Manili si incatena davanti al Campidoglio, viene ricevuto da un funzionario del Gabinetto del sindaco ma torna a casa con le mani vuote. Nel frattempo la banca fa pressioni, il figlio è a spasso e lui minaccia di darsi fuoco.

Sulla vincenda è anche intervenuto il presidente dell’Uritaxi, Lorenzo Bittarelli: “Speriamo però che prevalga il buon senso e che le Istituzioni trovino subito una soluzione per far tornare presto il Manili al proprio lavoro”.
La storia di Manili e di come la burocrazia possa arrivare a pensare al suicidio che ha ragione da vendere è stata trasmessa alla segreteria del sindaco Alemanno.