Approvato il progetto REBORN per la riabilitazione fisica e psicologica dei reduci ucraini. A guidare l’intervento è l’Agenzia Industrie Difesa, diretta da Fiammetta Salmoni.
La guerra non finisce quando si spengono le armi. Continua negli ospedali, nelle notti insonni di chi è sopravvissuto, nelle protesi che deve indossare. Ed è proprio su questo fronte, meno raccontato ma altrettanto drammatico, che l’Italia rafforza il proprio impegno in Ucraina.
Si chiama REBORN, rinascita, il programma di cooperazione approvato lo scorso settembre per ricostruire le capacità riabilitative del sistema sanitario ucraino. Un investimento di 8.631.684 euro, sostenuto principalmente dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), con un cofinanziamento dell’Agenzia Industrie Difesa (AID).
Odessa, la ricostruzione comincia dalle persone
Il progetto durerà 36 mesi e interesserà il centro pubblico per la salute mentale e la riabilitazione dei veterani Forest Glade – Lisova Polyana, nella regione di Odessa. Sono previsti interventi di riqualificazione, l’installazione di 164 apparecchiature biomedicali e nuovi percorsi terapeutici per amputati, persone con disabilità e sopravvissuti a torture, prigionia e violenze.
L’obiettivo iniziale è assistere almeno mille pazienti e formare 200 operatori, portando successivamente la capacità della struttura ad almeno 1.500 utenti l’anno.
Fiammetta Salmoni: la Difesa italiana al servizio della salute
L’esecuzione è affidata all’AID, attraverso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Un’iniziativa che rafforza il ruolo dell’Agenzia guidata dalla professoressa Fiammetta Salmoni, già impegnata nel sostegno sanitario all’Ucraina attraverso l’Ospedale Pediatrico di Odessa.

Il progetto arriva mentre l’Agenzia consolida anche i risultati industriali: al 30 settembre 2026 ha registrato un utile netto di 38 milioni di euro, secondo i dati diffusi il 5 ottobre. REBORN, realizzato con partner sanitari e istituzionali ucraini, rappresenta così un altro volto della Difesa: quello che non costruisce soltanto sicurezza, ma restituisce autonomia e dignità. Perché ricostruire un Paese significa anche aiutare chi ha combattuto a ricostruire se stesso.
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