E’ partito da Botteghe Oscure ed ora è a Sant’Andrea delle Fratte. Da sempre si occupa di strategie elettorali per il Pd, analizzando i risultati seggio per seggio, regione per regione sino ad includere calcoli e proiezioni che consentono ai candidati di tirare un sospiro di sollievo, quando dal computer esce il responso: 9 possibilità su 10 di essere eletto grazie al sistema del ricalcolo dei resti.
Di fatto è un “ingegnere elettorale”, un dirigente de Pd che sceglie Affaritaliani,it per raccontare come sia arrivato ad una conclusione: “Se l’Italia post-voto vuole rimanere un Paese governabile prima di andare a nuove elezioni, c’è una sola soluzione: rottamare in senso renziano la vecchia politica e spedire al Quirinale non più un eletto, bensì un soggetto terzo, magari pescato dalla società civile”.
L’ingegnere del voto chiede l’anonimato e si lascia andare ad una confessione: “Sondaggi a parte, che ormai non hanno più alcun valore, il vero elemento caratterizzante di questa campagna elettorale sarà il risultato del Cinque Stelle. È un vero tsunami, per dirla alla Grillo, che porterà ad una sostituzione di buona parte dei componenti di Camera e Senato col rischio che il Paese s’incagli sull’elezione del presidente della Repubblica”.
Carlo Rubbia
Secondo l’”ingegnere” il ritorno di Prodi non è da addebitare ad un pressione per salire al Colle, bensì ad un tentativo di mediare con il Cinque Stelle per avere una convergenza, una grande coalizione che dia come primo segnale l’addio al sistema elettorale attuale per evitare un presidente figlio del Porcellum. Quindi la “visione choc”: “Se vogliamo che il Quirinale sia l’elemento di coesione del Paese, dobbiamo abbandonare la vecchia logica di riproporre i “vecchi parrucconi” e dare un segnale forte al Paese con l’ascesa di un “non eletto”, un cittadino e basta. Se fosse stato vivo, l’economista Federico Caffè sarebbe stato l’uomo giusto. Allora stiamo pensando ad una rosa di nomi come Dario Fo, Carlo Rubbia, Leonardo Del Vecchio ma anche un nome del made in Italy che venga dalla moda. Persino Roberto Benigni potrebbe andare bene per dare quella stabilità che serve, non potendo dare un segnale di cambiamenti con una Presidenza della Repubblica ad uno come Matteo Renzi che non può farlo per via dell’età. È vero, siamo alla ricerca forsennata di un nome che risponda all’identikit appena tracciato: un premio nobel, un simbolo dell’Italia e soprattutto lontano dai partiti”.
E I “soliti” Amato, D’Alema, forse Veltroni e Finocchiaro?
“Troppo organici al gruppo dirigente e non in grado di dare quel rinnovamento che viene chiesto a gran voce dagli italiani”.
Come finiranno queste elezioni?
“Sarà un vero terremoto dal quale potrà salvarci solo una persona illustre”.
E nelle due regioni simbolo di Lazio e Lombardia?
“Vale, ancora per poco, la regola che le politiche sono diverse dalle amministrative nelle quali il candidato pesa ancora per via del contatto non intermediato”.
E dunque?
“A Roma Nicola ha fatto bene e potrà fare bene. La se ce la facciamo è per un pugno di voti”.
