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Una 007 dell’Est rapì Emanuela. Caso Orlandi, parla il superteste

Una 007 dell’Est rapì Emanuela. Caso Orlandi, parla il superteste
emanuela orlandi
C’è un’agente della Stasi, una giovane donna bionda, nel buio dei misteri che circondano la sparizione della cittadina vaticana. Sono passati 30 anni da quel 22 giugno in cui Emanuela fu vista per l’ultima volta all’uscita dalla scuola di musica. Da allora fascicoli su fascicoli di indagini non hanno dipanato il velo che circonda quello che appare un sequestro per far pressione sui vertici d’Oltretevere. Le ultime rivelazioni del fotografo-spia Marco Fassoni Accetti
Una 007 dell’Est rapì Emanuela. Caso Orlandi, parla il superteste

Ci sono trent’anni di misteri, centinaia di verbali di udienze e cassetti polverosi in cui candenzialmente vengono alla luce nuove prove del sequestro di una ragazzina di 15 anni sparita nel nulla dopo essere uscita dalla scuola di musica. Sul caso di Emanuela Orlandi si sono scritte pagine di storia, ma le ultime rivelazioni che giungono proprio alla vigilia dell’anniversario della scomparsa della cittadina vaticana aprono scenari inediti.


“Lo Stato Vaticano è completamente estraneo nei suoi vertici”. Ad affermarlo ai microfoni di Roma Uno è Marco Fassoni Accetti, l’uomo che nei mesi passati si è autoaccusato di aver preso parte al sequestro facendo parte di un “nucleo di controspionaggio” capace di condizionare i vertici d’Oltretevere. “Del nostro gruppo  – afferma intervenendo alla trasmissione Metropolis condotta da Valentina Renzopaoli – facevano parte laici e pochissimi ecclesiastici che facevano pressioni per influenzare la politica dell’allora Consiglio degli Affari Pubblici della Chiesa. In questa attività eravamo supportati non da agenti ma da fiancheggiatori, in particolare di soli due membri della Stasi operativi su Roma, di cui una ragazza”.
Degli agenti dell’organizzazione di spionaggio della Germania Est avrebbe fatto parte una “donna giovane, bionda, il cui nome in codice sarebbe Ulrike“ – continua Accetti – Io sono pentito di quello che ho fatto. All’epoca ero un’altra persona, oggi non rifarai le stesse cose”. Il sequestro di Emanuela, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia sarebbe quindi maturato nell’ambito degli affari Vaticani con l’Est europa. Accetti ha spiegato anche le modalità con cui sarebbe avvenuto il sequestro: “fatto con tecniche diverse, attraverso l’inganno, in modo da far credere a Emanuela che il padre fosse sotto ricatto perché, per certi comportamenti nei quali era assolutamente estraneo e innocente, aveva indirettamente potuto collaborare con i fatti dell’attentato”.
Luce anche sul legame con la sparizione di Mirella Gregori, una ragazzina coetanea di Emanuela sparita anche lei nel nulla poco più di un mese prima, dopo essere uscita dalla sua casa di via Nomentana per incontrare alcuni amici a Porta Pia. Un doppio sequestro frutto della stesso ricatto che ha visto coinvolte anche alcune altre conoscenti delle due ragazze scomparse. “C’era una compagna di scuola di Mirella Gregori, un’amica della Gregori, una compagna del convitto di Emanuela Orlandi e altre due amiche dell’Orlandi – dichiara Fassoni Accetti – in tutto cinque o sei ragazze coinvolte”.
In questa inchiesta infinita, gli inquirenti si trovano ad aver a che fare con una marea di dettagli e moventi verosimili come mai prima di ora. Nell’attesa che verità e giustizia facciano il loro corso il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha rivolto un appello al Santo Padre affinché partecipi alla fiaccolata di preghiera che sabato sera partirà dalla chiesa di Sant’Apollinare per concludersi in Piazza San Pietro. Una marcia silenziosa per “riportare Emanuela a casa”.