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Una cimice per Fegatelli, uomo chiave dell’inchiesta su monnezzopoli

Una cimice per Fegatelli, uomo chiave dell’inchiesta su monnezzopoli
malagrotta
Prima di essere dirottato da Zingaretti alla dirigenza dell’agenzia regionale per i beni confiscati alla Criminalità organizzata, era lui il dominus regionale del settore dei rifiuti. Il suo nome era salito alla ribalta della cronaca quando il 9 gennaio è stato arrestato insieme ad altre sei persone per l’inchiesta sulla gestione dei rifiuti laziali. Per gli inquirenti era l’interlocutore privilegiato di Bruno Landi l’uomo identificato dagli inquirenti come la mano lunga del patron di Malagrotta, Manlio Cerroni

Classe 1964, un curriculum pieno zeppo di incarichi dirigenziali. Sulla scrivania, pardon, sulle scrivanie di Luca Fegatelli sono passati atti che hanno segnato la storia della monnezzopoli laziale. Laureato nel 1989 alla Sapienza in scienze statistiche, fin dal 1996 era entrato nelle stanze della Regione come funzionario dell’assessorato all’ambiente. Da allora una carriera che lo ha portato a ricoprire anche dieci incarichi contemporaneamente.
Il suo nome era salito alla ribalta della cronaca quando il 9 gennaio è stato arrestato insieme ad altre sei persone nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti che ha coinvolto anche il patron di Malagrotta, Manlio Cerroni. “Ognuno con una rete di rapporti che – sottolinea il gip nella sua ordinanza di custodia cautelare – ha permesso di esercitare influenza, e determinare, le linee di condotta dell’amministrazione regionale in senso favorevole alle aziende di Cerroni per tutto quanto concerne la gestione dei rifiuti.
Fegatelli, dopo una gavetta come dirigente del Parco Regionale della Riviera di Ulisse, sotto la gestione Polverini, nel 2008, era stato chiamato a rimpiazzare l’allora capo del settore rifiuti, Raniero De Filippis che era stato trasferito ad altri servizi e richiamato da Zingaretti direttore del settore infrastrutture, ambiente e politica abitativa prima di finire anche lui a domiciliari.
Fegatelli sarebbe così subentrato a De Filippis come dominus del settore rifiuti diventando l’interlocutore privilegiato di Bruno Landi, identificato dagli inquirenti come la mano lunga di Cerroni sulla Regione. Per questo suo rapporto, sicuro di essere ascoltato dagli inquirenti, Fegatelli si interessò a conoscere l’eventualità di “qualche pilotto” giudiziario che gli sarebbe potuto calare addosso, come dimostrano le intercettazioni.
Prima di essere dirottato da Zingaretti alla dirigenza dell’agenzia regionale per i beni confiscati alla Criminalità organizzata, Fegatelli fino al settembre 2013 aveva ricoperto un ruolo di primo ordine in Regione sedendosi sulla poltrone di direttore del Dipartimento istituzionale e territorio, nonché direttore generale dell’Agenzia regionale per la mobilità della regione Lazio e consigliere di amministrazione della spa Astral Azienda Strade Lazio e rappresentante regionale del collegio di vigilanza per la realizzazione del porto turistico di Fiumicino.