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IPAD VIDEOINTERVISTA/ Nozze gay, Maurizio Lupi ad Affaritaliani.ti: Marino rispetti la legge o si dimetta Di Angelo Maria Perrino |
Il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, appresa la notizia dell’avvenuta trascrizione dei 16 matrimoni tra coppie gay da parte del sindaco Ignazio Marino, ha comunicato che inviterà immediatamente il Sindaco alla cancellazione di tali trascrizioni. “Ove non dovesse procedervi provvederà all’annullamento delle stesse secondo le prescrizioni di legge”. Il comunicato è arrivato al termine della cerimonia in Campidoglio che ha visto sfilare davanti a Marino cinque coppie di donne, 10 di uomini, una formata da un uomo e un transessuale. Il sindaco si è detto pronto a difendere la sua scelta “fino in fondo”, mentre tutte le coppie si sono dichiarate pronte a ricorrere alla Ue in caso di annullamento.
L’IRA DEI VESCOVI – “La notizia della trascrizione oggi, in Campidoglio, di matrimoni tra persone dello stesso sesso, avvenuti all’estero, sorprende perche’ oltre a non essere in linea con il nostro sistema giuridico, suggerisce una equivalenza tra il matrimonio ed altre forme che ad esso vengono impropriamente collegate”. Lo afferma una nota della Cei. “Una tale arbitraria presunzione, messa in scena proprio a Roma in questi giorni, non e’ accettabile“, afferma il testo. L’augurio dei vescovi, tuttavia, “e’ che il rispetto delle persone individuali sia sempre salvaguardato nelle loro legittime attese e nei loro bisogni”. Tutto questo, tiene a precisare la Cei, “senza mai prevaricare il dato della famiglia”. “La sua originalita’ – infatti – non puo’ essere diluita, se ci sta veramente a cuore il bene comune che e’ la differenza, dei generi e delle generazioni. In una parola: se ci preme la famiglia”. Secondo i vescovi italiani, e’ opportuno ricordare che “la famiglia nasce dall’incontro di un uomo e di una donna e si apre al dono dei figli, in virtu’ di un legame indissolubile, e’ ancora tra i desideri piu’ autentici dei giovani in ogni parte del mondo”.
LE COPPIE SPOSATE – Marilena e Laura, si sono sposate a Barcellona nel 2009, hanno tre bambini e stanno insieme da 18 anni. La loro è stata la prima la prima delle 16 coppie “trascritte” dal sindaco sul registro in Campodoglio. Fuori il caos per il flash mob organizzato dal Nuovo Centrodestra con la polizia municipale che ha blindato gli accessi alla piazza mentre piovono accuse di razzismo e omofobia.
“Dobbiamo pensare che oggi sia un giorno normale – ha detto il sindaco entrando nella Sala Protomoteca – crediamo fortemente che tutti siano uguali e abbiano gli stessi diritti. E allora quale diritto piu’ importante c’e’ di quello di poter dire al proprio compagno o compagna ‘Ti amo’. Un diritto che deve essere garantito a ogni uomo e ogni donna. In italia abbiamo un percorso da fare e che le leggi possano permettere a tutti di avere gli stessi diritti. Oggi atti importanti vengono trascritti nel reghistro di stato civile del Comune di Roma”, ha concluso il primo cittadino poco prima di leggere i versi della poesia “Se saprai starmi vicini”.
Sull’atto firmato dal primo cittadino pende tuttavia la diffida del prefetto Pecoraro. “Chiedero’ i pareri legali per comprendere la legittimità di un eventuale annullamento da parte del prefetto – ha commentato Marino – Io faccio il mio lavoro e difendo i diritti dei cittadini. Il prefetto ha il diritto di opporsi a queste dichiarazioni d’amore e farà i suoi atti”.
Una scelta ideologica secondo Angelo Zema, responsabile di Roma Sette, il settimanale della diocesi di Roma. “Un affronto istituzionale senza precedenti basato su una mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico – si legge nell’editoriale nel numero in edicola domani – Scelte illegittime in un contesto dal tono hollywoodiano e dal chiaro sapore demagogico. La vita della città chiama ad altre urgenze reali. C’è un bene collettivo da promuovere a ogni costo, specialmente in questo tempo di crisi morale ed economica. Una provocazione come quella del sindaco Marino resta un mero vessillo dell’ideologia sul Campidoglio. Una ferita alla città e alla legge, che non serve a niente e a nessuno”.
“Non si capisce – continua – su quale fondamento giuridico si possa basare la decisione che parifica nei registri dello stato civile comunale le unioni omosessuali celebrate in altri Paesi alle nozze celebrate in Italia, chiaramente solo fra uomini e donne. Non certo su un preteso appiglio alla Corte Costituzionale, visto che la Consulta, riflettendo la normativa del Codice civile, ha già sentenziato che il matrimonio «postula la diversità di sesso dei coniugi» e che le unioni omosessuali non possono essere paragonate al matrimonio tra un uomo e una donna; né a norme nazionali, tuttora inesistenti”.
“La vita della città chiama invece ad altre urgenze reali – conclude – C’è un bene collettivo da promuovere a ogni costo, specialmente in questo tempo di crisi morale ed economica, di sofferenza delle famiglie e delle persone, di disagio dei giovani, di fatica del vivere nella metropoli. Una provocazione come quella del sindaco Marino lascia amarezza e sconcerto, resta un mero vessillo dell’ideologia sul Campidoglio”.
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