di Claudio Roma
E’ stato il tormentone estivo che ha diviso in due un’intera regione: da una parte i revisionisti guidati dall’allora presidente della Regione Renata Polverini e dal sindaco di Subiaco, dall’altro il grande partito antifascista. Insomma, realizzare un parco e poi intitolarlo come se fosse un eroe di guerra al gerarca fascista Rodolfo Graziani, era diventato un caso nazionale. Non solo. Perché le polemiche ad un certo punto sono divenute un caso mondiale, grazie alla petizione lanciata in rete su change.org.
A mesi di distanza, cambiata la guida della Regione, il Comune di Affile perde i finanziamenti, l’omaggio alla memoria del ministro della Guerra della Repubblica di Salò (già conosciuto per l’uso dei gas nella guerra di Libia ed Etiopia e per la sigla sul manifesto che metteva al bando gli ebrei) e forse anche la polemica che aveva avuto la sua coda velonosa con la denuncia di tre ragazzi che avevano imbrattato il muro del parco per protesta.
Quella di Nicola Zingaretti è una decisione che profuma di spending review e anche di “piccola vendetta politica”: “Ho chiesto agli uffici regionali di sospendere il finanziamento concesso al Comune di Affile, originariamente destinato al ‘completamento del Parco Rodimonte’ e alla ‘realizzazione di un monumento al soldato’, cioè al milite ignoto. Il Comune impropriamente ha poi deciso di dedicarlo a Rodolfo Graziani. A parte le palesi violazioni rispetto all’utilizzo del finanziamento pubblico, la nostra amministrazione non avallerà mai qualsiasi tentativo di distorsione o falsificazione della memoria storica, tanto più nel caso di una figura come quella del generale Graziani, su cui la storia ha già emesso da tempo il suo giudizio”.

In una nota che riordina le “carte storiche”, Zingaretti spiega anche come quello che taglierà è solo il finanziamento residuo che ancora non è stato erogato: “Già sei mesi fa, quando non ero ancora presidente della Regione avevo chiesto un passo indietro. A questo punto non possiamo che prendere atto della palese illegittimità del comportamento del Comune di Affile, sospendendo l’erogazione del saldo di 180mila euro per la realizzazione dell’opera fino al ripristino della proposta progettuale originariamente finanziata. Questo vuol dire apportare delle modifiche strutturali al monumento e intitolarlo come originariamente concordato ‘al soldato’, facendo scomparire qualsiasi riferimento a Rodolfo Graziani e cancellando questa provocazione, che rappresenta non solo un atto scorretto dal punto di vista legale e amministrativo, ma un’inaccettabile offesa alla libertà, alla democrazia e alla memoria di tutti gli italiani”.
Sul “sacrario” che non ci sarà più è intervenuto anche il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: “La decisione del Presidente della Regione Lazio di sospendere il finanziamento per il Mausoleo Graziani concesso dal Comune di Affile è una notizia che rende giustizia alla Storia del nostro Paese. Graziani ha compiuto crimini di guerra e si è occupato della deportazione di 2.500 carabinieri il 7 ottobre del 1943, che probabilmente, a suo giudizio, sarebbero stati di intralcio al rastrellamento degli ebrei in Italia. La sospensione del finanziamento fa onore alla coerenza del Presidente Nicola Zingaretti e restituisce dignità anche alla comunità etiope, che rispetto alle direttive del generale Graziani è stata vittima di atti contro la propria popolazione durante l’era colonialista italiana. Questa è una vicenda che, al di là delle scelte del sindaco di Affile, impedisce l’opera di revisionismo storico”.
Infine il “fronte internazionale”: “Accolgo con molto piacere e soddisfazione la notizia dello stop a questo monumento della vergogna. Ringrazio le oltre 14.000 persone e il Comitato antifascista di Affile che hanno firmato il mio appello lanciato su Change.org. Speravo di ottenere questo risultato e che il Presidente Zingaretti prendesse questa decisione. Mi auguro che questo successo possa far servire da stimolo e far partire iniziative nelle scuole per ricordare non solo i criminali ma anche le vittime del Colonialismo”, afferma Igiaba Scego la donna che aveva lanciato su change.org la petizione che ha fatto il giro del mondo.
