di Fabio Carosi
Ha sterminato 15 milioni di ebrei, ha devastato il pianeta con la Seconda Guerra Mondiale e grazie al revisionismo digitale, una sorta di scherzo tecnologico, Adolf Hitler riscrive la sua storia grazie alla parodia.
Poniamo che un giovane, nato nell’anno Duemila, digiti sul motore di ricerca più potente del pianeta l’aggettivo “Fuher”. Sapete quale suggerimento pongono in testa alla hit la batteria di server della società di Mountain View? Tenetevi forte: “fuhrer metro roma”, cioè indica la serie infinita di parodie realizzate negli ultimi 18 mesi che vedono il capo della Germania nazista protagonista di spezzoni di film rimontati come se Hitler fosse l’occupante di Roma a cavallo tra il 2013 e il 2014 e alle prese con una città devastata dai servizi che non funzionano, le truffe in stile Totò e una seconda linea che lo inganna presentando una città felice e funzionante.
Di fronte a una memoria che non può e non deve dimenticare chi era il Fuhrer e le sue gesta, arriva la tecnologia che vive solo di tag, link e click e dà vita al revisionismo ad alta tecnologia, quello che legge le parole chiave senza capirle, che non ragiona e che si limita a fare somme numeriche delle richieste dei lemmi e a ordinarle secondo un algoritmo matematico che ignora la storia.
E’ evidente che lo scopo dei ragazzi e degli adulti con grandi capacità informatiche che si sono divertiti a descrivere la Capitale d’Italia come una città della Germania alla fine dell’ultima guerra, non era il revisionismo. Lo scopo era quello di denunciare, di paragonare la devastazione romana dei servizi che non funzionano (dai trasporti alla protezione civile che lascia la città nuda di fronte alle bombe d’acqua) a ciò che rimaneva della Germania nazista dopo che il mondo occidentale aveva deciso di porre fine alla dittatura del genocidio e del delirio di onnipotenza assurto a modello politico. Un gesto involontario che però costituisce un precedente per i seguaci del verbo informatico. Occhio ai numeri allora. Grazie a tag, link e like Jean-Bedel Bokassa potrebbe anche cancellare dalla rete la leggenda-realtà che lo vide accusato di nutrirsi di carne umana. Basta un computer e qualcuno che decida di raccontare la parodia dei vigili urbani utilizzando le immagini del dittatore centrafricano.
