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Valle occupato, ultimo “ricatto”. “Se il Comune firma, fuori il 10”

“Bene Comune” detta le condizioni: in attesa che il Campidoglio firmi la convenzione, sino alla “Notte dei desideri” 10 agosto proseguiranno la resistenza artistica con performance e spettacoli già programmati

Dal 14 giugno del 2011 al 10 agosto 2014. Tre anni di occupazione e di autogestione che finiscono con una resa. L’esperienza del Bene comune” si conclude con una conferenza stampa durante la quale il gruppo che ha raccolto più di 150 mila euro di finanziamenti per la produzione di 5 mila ore di formazione “sul teatro e i linguaggi delle scene”, ha mollato rendendo noto ufficialmente che “non ha intenzione di gestire  la struttura”.
Cala il sipario e le polemiche sulla “resistenza artistica” sostenuta da intellettuali come Ugo Mattei e Stefano Rodotà chiamati a difendere la volontà di costituire una fondazione mai riconosciuta dal Prefetto di Roma. Così dopo una mediazione dell’assessore alla Cultura, Marinelli, gli occupanti hanno gettato la spugna restituendo alla legittima proprietà il teatro e ottenendo un riconoscimento pubblico per la “resistenza artistica” nel tentativo di costruire lo “spazio di libertà” fatto di creatività, bellezza, e partecipazione.
Il comunicato però spiega che la resa non è incondizionata. Lasciano perché il Comune ha promesso una convenzione, un accordo con il quale troveranno uno spazio e nuova linfa: “Siamo disponibili ad accettare i termini della proposta avanzata dal Teatro di Roma. Siamo disponibili ad indicare la data della nostra uscita dal Teatro Valle per il 10 agosto-La Notte dei Desideri, affinché si abbia il tempo per una serie di incontri con l’assessorato e il Teatro di Roma per definire la convenzione che ci è stata proposta. In particolare ci interessa definire il concetto di teatro partecipato”.
“Da due giorni – proseguono – lavoriamo alla definizione di un documento che raccolga alcuni principi fondamentali che costituiranno la mostra proposta per una elaborazione condivisa del teatro partecipato, su ciò il presidente del teatro di Roma Marino Sinibaldi, nell’ultima assemblea cittadina, ha dato disponibilità e manifestato il suo interesse. Siamo disposti ad uscire dal Teatro Valle perché non è nostra intenzione gestire questo teatro. Tre anni di impegno e resistenza artistica hanno scongiurato la privatizzazione del teatro Valle e ora vogliamo che i principi che hanno generato questa esperienza rimangano nel dna del nuovo progetto di teatro partecipato. Se il Teatro Valle ha ottenuto dell’assessore alla cultura e dal Teatro di Roma il riconoscimento del valore artistico, culturale e politico di questa esperienza, ci sono tutti i ragionevoli presupposti per discutere e sottoscrivere insieme i principi ispiratori della futura convenzione. Crediamo che sia necessario impegnarci vicendevolmente bella costruzione di un teatro per la città che sarà unico in Italia e un’opportunità di innovazione per tutto il sistema culturale. In attesa di una proposta delle istituzioni coinvolte, il teatro Valle resterà aperto alla città con i lavoratori, le performance e gli eventi culturali che erano stati programmati. Se siamo qui a dirlo – concludono – dentro la sala stampa della camera dei deputati, ringraziando il gruppo parlamentare Sel per averci messo a disposizione questa sala, è perché in questi anni al teatro Valle si è prodotto un percorso di elaborazione giuridica che ha generato un sistema di alleanze forte intorno all’idea e alla pratica dei beni comuni, coinvolgendo anche parte delle istituzioni”.