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Via Lattea, le stelle come bollicine di spumante: la scoperta

Lo studio condotto da un gruppo internazionale di astronomi guidato da Juan Diego Soler dell’Istituto nazionale di astrofisica

La Via Lattea ribolle come bollicine dello spumante. Una scoperta sensazionale frutto dello studio condotto da un gruppo internazionale di astronomi, guidato da Juan Diego Soler dell’Istituto nazionale di astrofisica di Roma.

Gli scenziati hanno infatti trovato l’impronta di bolle prodotte dall’esplosione di stelle di grande massa nella struttura del gas che pervade la nostra galassia, la Via Lattea. La scoperta è stata ottenuta applicando tecniche di intelligenza artificiale ai dati della campagna osservativa HI4PI, che fornisce la mappa ad oggi più dettagliata della distribuzione dell’idrogeno atomico nella Via Lattea.

La scoperta dell’Istituto nazionale di astrofisica

Gli scienziati hanno analizzato la struttura filamentosa dell’emissione dell’idrogeno atomico, trovando che essa conserva una “registrazione” dei processi dinamici indotti da antiche esplosioni di supernova e dalla rotazione della Galassia. L’idrogeno è il componente principale delle stelle, compreso il Sole. Tuttavia, il processo che porta le nubi diffuse di idrogeno gassoso che si diffondono nella nostra galassia ad assemblarsi in densi agglomerati da cui poi si formano le stelle non è ancora del tutto compreso. La collaborazione di astronomi guidati da Juan Diego Soler dell’INAF di Roma e ricercatori del progetto ECOgalun passo importante per chiarire il ciclo evolutivo della materia prima di cui sono fatte le stelle.

“Se ci limitassimo a fissare per un secondo le immagini in formato cartolina, un essere umano impiegherebbe quasi tre giorni per esaminare tutti i dati”, commenta Soler, il ricercatore colombiano che dal 2021 risiede a Roma e primo autore dell’articolo in pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics che descrive la scoperta. L’algoritmo ha rivelato una rete estesa e intricata di sottili strutture filiformi, i cosiddetti filamenti. “Si tratta probabilmente dei resti di esplosioni multiple di supernove che spazzano via il gas e formano bolle che scoppiano quando raggiungono la scala caratteristica del piano galattico, come le bollicine che raggiungono la superficie in un bicchiere di spumante”, ha commentato Ralf Klessen, anch’egli principal investigator del progetto ECOgal.