I giudici della corte di Cassazione dopo circa tre ore di camera di consiglio hanno rigettato il ricorso contro la sentenza di assoluzione in secondo grado dell’unico imputato nel processo sul delitto di Simonetta Cesaroni, Raniero Busco, all’epoca dei fatti fidanzato della giovane uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990 negli uffici regionali dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù in via Poma.
Il processo a carico di Raniero Busco era iniziato vent’anni dopo il delitto, il 3 febbraio del 2010, davanti ai giudici della terza Corte d’Assise di Roma. Tutto ruota attorno ad un segno sul seno sinistro di Simonetta, considerato in primo grado la ‘firma’ dell’assassino, il segno della dentatura anomala di Busco, ma che secondo i periti non era in realtà un morso. I giudici, presieduti da Umberto Giordano, dovranno esaminare il ricorso presentato contro il verdetto con cui la Corte d’assise d’appello della Capitale, il 27 aprile 2012, pronuncio’ l’assoluzione dell’imputato “per non aver commesso il fatto”.
In primo grado, invece, Busco era stato ritenuto responsabile dell’omicidio di Simonetta, e condannato a 24 anni di carcere. “Sono felicissima grazie a tutti siete stati meravigliosi. E’ finita. Finalmente ci siamo liberati da un incubo e’ tutto definitvamente finito. La vicenda e’ stata finalmente seppellita”. Cosi l’avvocato Paolo Loria, legale di Raniero Busco, al telefono con Roberta Milletari’ riferendo anche il pensiero del marito dopo la decisione della Cassazione.

