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Roma
Virus e lockdown, boom di stupri: donne terrorizzate. Allarme degli avvocati

Coronavirus e lockdown, boom di stupri: con il Covid e il “restate” a casa aumentano i casi di violenza sulle donne. A lanciare l'allarme sono gli avvocati di Roma che, nel giorno della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, chiederanno a gran voce pene più severe per mariti e compagni violenti.

Gli avvocati della Capitale intervengono sul tema segnalando da un lato i gravi effetti della pandemia, dall'altro la necessità di affilare strumenti come il Codice Rosso - sulla carta utilissimi - che però i ritardi della giustizia rischiano di depotenziare gravemente. Di questi si parlerà il 25 novembre in un doppio convegno organizzato dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma per fare il punto da un lato sull'efficacia del Codice Rosso, dall'altro per valutare quali altri strumenti possano essere utilizzati per contrastare il fenomeno.

"Inasprire le pene nei confronti di chi pratica la violenza di genere, sia essa di qualunque tipo, fisica o morale, è stata indubbiamente una necessità e un'operazione lodevole - commenta il Presidente del COA Roma Antonino Galletti - ma serve a poco se poi le pene restano sulla carta, se la lentezza dei procedimenti, aggravata dalla pandemia, manda i reati in prescrizione". Reati peraltro che spesso restano nell'ombra, se è vero che, come denunziato dagli ultimi studi in argomento, durante l'emergenza sanitaria molte convivenze forzate dai lockdown si sono trasformate in maltrattamenti e violenze che le vittime non sempre hanno denunciato, con la prospettiva di restare confinate in casa con il proprio aguzzino.

Un tema ovviamente caro, questo, anche al Comitato delle Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati della Capitale, che analizza il fenomeno partendo da lontano: "La pandemia ha prodotto effetti devastanti, rendendo ancora più difficile l'emancipazione femminile soprattutto in settori quali quello della istruzione - aggiunge il Presidente del CPO Lello Spoletini - e non parliamo solo dei paesi più poveri, ma anche dell'Italia dove, per un nucleo familiare a basso reddito, di fronte alla scelta se mandare a scuola un figlio o una figlia, spesso i genitori dedicano le risorse disponibili all’istruzione del maschio, convinti che ciò rappresenti un investimento che renda a lungo termine".

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