“Tutti parlano di noi, ma nessuno veramente ci conosce”. Inizia così una lettera aperta che un gruppo di rifugiati del centro di Tor Sapienza hanno voluto scrivere agli abitanti del quartiere. “Trentacinque persone provenienti da diversi Paesi : Pakistan, Mali, Etiopia, Eritrea, Afghanistan, Mauritania, ecc…Non siamo tutti uguali, ognuno ha la sua storia; ci sono padri di famiglia, giovani ragazzi, laureati, artigiani, insegnanti, ecc. ma tutti noi siamo arrivati in Italia per salvare le nostre vite. Abbiamo conosciuto la guerra, la prigione, il conflitto in Libia, i talebani in Afghanistan e in Pakistan. Abbiamo viaggiato, tanto, con ogni mezzo di fortuna, a volte con le nostre stesse gambe; abbiamo lasciato le nostre famiglie, i nostri figli, le nostre mogli, i nostri genitori, i nostri amici, il lavoro, la casa, tutto. Non siamo venuti per fare male a nessuno”.
“Vogliamo dire no alla strada senza uscita a cui porta il razzismo, vogliamo parlare con la gente, confrontarci. Sappiamo bene, perché lo abbiamo vissuto sulla nostra stessa pelle nei nostri Paesi, che la violenza genera solo altra violenza. Vogliamo anche sapere chi è che ha la responsabilità di difenderci? Il Comune di Roma, le autorità italiane, cosa stanno facendo? Speriamo che la polizia arresti e identifichi chi ci tira le bombe. Se qualcuno di noi dovesse morire, chi sarebbe il responsabile?”.
“Non vogliamo continuare con la divisione tra italiani e stranieri – continua la lettera – Pensiamo che gli atti violenti di questi giorni siano un attacco non a noi, ma alla comunità intera. Se il centro dove viviamo dovesse chiudere, non sarebbe un danno solo per noi, ma per l’intero senso di civiltà dell’Italia, per i diritti di tutti di poter vivere in sicurezza ed in libertà. Il quartiere è di tutti e vogliamo vivere realmente in pace con gli abitanti. Per questo motivo non vorremmo andarcene e restare tutti uniti perché da quando viviamo qui ci sentiamo come una grande famiglia che nessuno di noi vuole più perdere, dopo aver perso già tutto quello che avevamo”.”
Durante la mattina era stato respinto il tentativo di rientrare nel centro di accoglienza di viale Giorgio Morandi a Tor Sapienza di almeno una quindicina di rifugiati che sono stati trasferiti dopo gli scontri che da giorni stanno incendiando il quartiere. I giovani, tutti minorenni, sono stati nuovamente portati via dalle forze dell’ordine che gli hanno fatti salire su un pulmino con i vetri schermati.
“I minori erano tornati perché vogliono vivere qui, gli adulti resteranno qui nel centro” ha affermato Gabriella Errico, responsabile del centro di accoglienza di viale Giorgio Morandi. Il ritorno spontaneo dei migranti aveva diviso i residenti. “Non sono loro il problema – sostiene un padre di famiglia sceso in strada con due bambini al seguito – molti di questi ragazzi giocano con i nostri figli”. Diversa l’opinione di un’altra cittadina: “I giovani italiani non godono di alcuna tutela. Questi hanno assistenza e supporto. Per le istituzioni, i nostri giovani vengono in seconda battuta. Non è giusto”.
