La sera del 27 giugno 1980 il volo Itavia 870 finisce nel mar Tirreno nei pressi dell’isola di Ustica. I corpi degli 83 passaggeri furono ritrovati senza vita tra i rottami. Trentaquattro anni dopo quella che è passata alla storia come la strage di Ustica rimane senza una verità processuale.
Il “volume mediatico” del caso con le sue tesi, controtesi, colpi di scena, fughe di notizie, polemiche senza fine e lente sentenze, si è ingigantito a tal punto da divenire ininterpretabile per il cittadino. Sfiancata e confusa l’opinione pubblica si è creato il mito del caso infinito ed irrisolvibile.
Un progetto crossmediale ora vuole difendere il diritto a conoscere la verità: “Flight 870” permette di salire a bordo dell’aereo. Per il check-in basta un clic: una volta al mese un dispaccio di file e documenti verrà rilasciato per spiegare con un linguaggio semplice e condivisibile milioni di pagine di inchieste e processi. Un progetto nato per mantere viva la memoria e continuare a chiedere giustizia.
LA STORIA IN INFOGRAFICA. L’aereo di linea un Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana Itavia decollato dall’Aeroporto di Bologna e diretto all’Aeroporto di Palermo, si squarciò in volo all’improvviso e cadde nel braccio di mare compreso tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza. Nel corso degli anni si sono dibattute principalmente le ipotesi di un coinvolgimento internazionale, di un cedimento strutturale o di un attentato terroristico. Nel 2007 l’ex-presidente della Repubblica Cossiga, all’epoca della strage presidente del Consiglio, ha attribuito la responsabilità del disastro a un missile francese destinato ad abbattere un aereo libico. Tesi analoga è alla base della conferma, da parte della Corte di Cassazione, della condanna al pagamento di un risarcimento ai familiari delle vittime inflitta in sede civile ai ministeri dei trasporti e della difesa dal Tribunale di Palermo.
Guarda il video




