Dalla cella alla Protomoteca, passando per televendite, numeri fortunati e libri: la parabola di Wanna Marchi e Stefania Nobile conquista il Campidoglio. Ma il premio non è di Roma Capitale: la sala ospitava solo un evento esterno. Dettaglio piccolo, quasi fastidioso, ma decisivo.
A questa città, ormai, non serve più la macchina del tempo. Basta una sala prestigiosa, qualche busto alle spalle e una targa in mano: il passato si riscrive da solo. Così Wanna Marchi e Stefania Nobile, ex regine della televendita e protagoniste di una vicenda giudiziaria culminata in pesanti condanne, sono finite sorridenti nella Sala della Protomoteca, celebrate con un Premio Internazionale alla Cultura. E il titolo, inevitabile, ha fatto il resto: “premiate in Campidoglio”. Che suona decisamente meglio di “premiate durante una manifestazione privata ospitata in una sala presa in affitto dal Comune”.

Il Campidoglio c’è, ma il Comune non premia nessuno
La precisazione è assolutamente d’obbligo, per non cadere nel tranello da errata comprensione (e naturale indignazione). La Protomoteca può essere concessa per iniziative organizzate anche da soggetti esterni all’amministrazione, secondo un regolamento specifico di Roma Capitale. Non tutto ciò che accade sotto il colle capitolino porta dunque il timbro politico-istituzionale del Campidoglio.
Altro che scioglipancia… qui si premia la cultura
Il riconoscimento alle due donne arriva infatti dal PIC, Premio Internazionale alla Cultura, manifestazione privata ideata dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri. La Marchi è stata premiata per un libro di cucina, La verità è che io cucino così, mentre la figlia per il suo Vendere… cara la pelle. Insomma: non il Senato romano che riabilita Catilina, ma nemmeno esattamente una serata qualunque alla bocciofila. Vedere due protagoniste di una delle più clamorose saghe televisivo-giudiziarie italiane premiate sotto i soffitti del Campidoglio produce inevitabilmente un effetto che nessun ufficio stampa avrebbe potuto comprare.

Da “D’accordo?” a “Grazie Italia”
A rendere tutto ancorqa più surreale ci ha pensato la stessa Wanna Marchi, che sui social ha celebrato il passaggio dalla galera al Campidoglio come una specie di viaggio dell’eroe: sofferenza, caduta, resurrezione e foto con statuaria classica. Il web, prevedibilmente, ha reagito con la sua abituale cifra stilistica: indignazione, sarcasmo, meme e proposte per un futuro al Grande Fratello Vip. Stefania Nobile ha liquidato le critiche con un elegante “Fattene una ragione”. Ed è forse la sintesi migliore. In fondo il passaggio è quasi naturale: dalla televendita alla cultura, dalla cultura al reality, sempre con lo share come unità di misura dell’esistenza.
Il nome delle due donne resta legato alle condanne definitive per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, con pene poi espiate. Un passato ingombrante che non impedisce naturalmente di scrivere libri, partecipare a eventi o ricevere premi privati. Ma rende il tutto, diciamo così, giornalisticamente irresistibile…


