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Wrestling al Pronto Soccorso. Botte da orbi al San Camillo

Pugni in faccia e barelle usate come arieti. Era entrato in ospedale con un tasso alcolemico alle stelle, ma il giovane ha dato in escandescenza rifiutando le cure e minacciando il personale. Due infermiere sono rimaste ferite colpite al volto e al torace mentre cercavano di proteggere gli altri pazienti che si trovavano in barella. L’ennesimo caso che evidenzia la mancanza di sicurezza all’interno del nosocomio

Prima ha minacciato il personale del Pronto Soccorso, poi è passato dalle parole hai fatti scagliandosi contro tutti i malcapitati che si trovavano attorno. A qualche settimana di distanza da il naso rotto ad un infermiere, al San Camillo si registra un nuovo caso di violenza e insicurezza. A dare in escandescenza un giovane totalmente ubriaco.
Inutili le pressione degli infermieri e dei medici che lo hanno invitato a calmarsi e a sottoporsi alla terapia per ridurre il tasso alcolemico nel sangue: il giovane ha trasformato i locali del nosocomio romano in un vero e proprio ring da Wrestling. Ad aver la peggio due infermiere, M.B. e L.L. che stavano cercando di difendere gli altri pazienti che si trovavano in barella. La prima ha rimediato un colpo al viso, mentre la seconda è state travolta in pieno torace da una barella scagliata dall’aggressore.
La denuncia viene dal sindacato degli infermieri Nursind: “Non si contano più le aggressioni verbali e fisiche al personale sanitario del Pronto Soccorso del S.Camillo. Mentre la Direzione Generale e il Dirigente del Pronto Soccorso si riuniscono e sventolano provvedimenti atti a dirimere il degrado e l’assoluta mancanza di sicurezza, che non è solo confinata al Pronto Soccorso ma estesa a tutto l’ospedale – prosegue la nota – i lavoratori vanno a lavorare con un immancabile quesito: ‘Oggi sarò io quello aggredito?’”.
Il nuovo allarme segue di pochi giorni la denuncia di come gran parte dei padiglioni dell’ospedale sia utilizzata come rifugio notturno di numerosi senza tetto. Un fenomeno che ha recentemente portato anche ad aggressioni verso il personale sanitario che, ricordano dal sindacato, per il 60/70% è al femminile.