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Alzheimer boston 500 1AAIC 2013, l'importanza di esame PET in diagnosi 

di Paola Serristori

Dati di diagnostica per immagini nello studio internazionale DIAN su Alzheimer a trasmissione ereditaria, presentati ad AAIC 2013, mostrano che la connettività funzionale delle neurocellule è distrutta prima della perdita di volume dell'ippocampo, area di memoria a lungo termine ed orientamento spaziale del cervello (la grande variabilità nelle misurazioni della connettività funzionale rappresenta un limite per l'ulteriore sviluppo di questo risultato come biomarker).

John Morris, tra gli scienziati attivi nella ricerca sull'Alzheimer (quarto nel mondo, secondo Journal of Alzheimer's Disease), Friedman Center for aging Distinguished Professor (PhD) of Neurology, PhD of Pathology and Immunology, PhD of Physical Therapy, PhD of Occupational Therapy, Washington University, dove è anche Director Knight Alzheimer's Disease Research Center, ha il ruolo di coordinatore del programma di studio e sperimentazione Dominantly Inherited Alzheimer Network (DIAN) su volontari con componente genetica dominante (a cui importanti centri di ricerca collaborano negli Usa, tra cui Center for Alzheimer Research and Treatment at Brigham and Women's Hospital, Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School, e nel mondo). Egli ribadisce che occorre agire prima dei sintomi: “Sappiamo che quando compaiono, in alcune regioni del cervello coinvolte dalla malattia il 50% delle cellule neuronali è perso”. E conferma che i biomarcatori, indicatori neurochimici della malattia, stanno mostrando per la prima volta in persone viventi i processi di cambiamento innescati dall'AD.

DAGLI ESAMI SUI VOLONTARI I SEGRETI DEL MORBO

I componenti delle famiglie dove esistono casi ricorrenti di Alzheimer che si manifesta entro i 50 anni di età possono ereditare da uno dei genitori la parte di DNA che causa la malattia. Siccome l'Alzheimer ad esordio precoce è una forma sporadica (circa l'1%), non era stato facile avviare ricerche e trattamenti su gruppi statisticamente rilevanti. I programmi DIAN ed Alzheimer's Prevention Initiative's (API) ci stanno riuscendo. Si tratta di studi molto simili: il primo coinvolge diversi centri, dove vengono monitorati nel tempo (stesse tecniche di imaging, analisi, test, poi i dati confluiscono in un unico grande network) i portatori della mutazione genetica, il secondo è focalizzato in una regione Colombia, Antioquia, dove esiste un'alta incidenza di AD precoce.

In base alle prime evidenze di DIAN, coloro che hanno il gene dominante risultano positivi all'analisi dei marcatori biologici che avvertono che il decorso dell'Alzheimer è cominciato, invece nessuno dei volontari che fa parte delle stesse famiglie ma non ha ereditato la mutazione è positivo. “Questi volontari sono un'importante risorsa - spiega lo scienziato John Morris - . Pensiamo che l'Alzheimer non si possa curare quando il danno neuronale è già avanzato, ma se sappiamo che il genitore di un volontario aveva ricevuto la diagnosi di Alzheimer ad una certa età, e di solito anche l'età di malattia coincide, abbiamo davanti anni per somministrare i farmaci. Lo scorso aprile abbiamo iniziato a Washington il trattamento farmacologico sul primo paziente. Sta iniziando un'era per prevenire l'Alzheimer”.

La ricerca è complessa ed entusiasma gli scienziati. Nel programma DIAN tra i portatori di PS1 e APP, due geni dell'Alzheimer “familiare”, sono state evidenziate differenti progressioni di atrofia cerebrale precoce, anche se è stato ribadito che occorrono più volontari, in particolare in questa ricerca era basso il numero di portatori di APP. Un altro risultato risponde all'esigenza di chiarire il nesso tra microemorragie cerebrali e valutazione clinica di demenza (Cognitive Dementia Rating) alla luce della raccomandazione di escludere dai clinical trials coloro che hanno più di quattro microemorragie cerebrali (MH: presenti nel 23% dei casi di AD e che precedenti clinical trials contro Beta-amiloide hanno mostrato come effetto sfavorevole). In letteratura esisteva un solo studio in vivo che prendeva in esame la prevalenza di MH in casi di Alzheimer autosomico dominante. La conclusione tra 96 non-portatori della mutazione (NC) e 142 portatori (M+) è che circa il 26% dei portatori sintomatici della mutazione hanno avuto almeno una microemorragia e solo sei hanno sviluppato più di quattro MH, per cui si suggerisce che la sperimentazione presintomatica sulla rara forma di Alzheimer, considerando anche la difficoltà di reclutare idonei volontari, possa non essere gravata da questa riserva.

Per quanto riguarda Alzheimer's Prevention Initiative's (API), che entro il 2013 conterà su un registro di 3300 partecipanti, tra i quali un migliaio di portatori della mutazione del gene PS1 E280A, il programma è guidato da Eric Reiman, Executive Director Banner Research, con Pierre Tariot, Director Banner Alzheimer's Institute, Phoenix, Arizona.

Alla Conferenza di Boston è stato presentato il risultato dell'esame di cinquanta membri di queste famiglie, tra i 20 e 56 anni di età (7 portatori sintomatici con lieve forma di demenza, MCI, 4 con AD, 19 valutati normali nella funzione cognitiva, e 20 non portatori) sottoposti a PET con Fluorodesossiglucosio (FDG PET), per comparare il metabolismo cerebrale a diversi stadi, tra soggetti sani e coloro che hanno ereditato il gene dominante dell'AD e sono destinati a sviluppare la malattia. Interessante stabilire quando la riduzione della funzione cognitiva diventa evidente nei portatori rispetto ai volontari sani: riduzioni del metabolismo del glucosio sono apparse 18 anni prima della media di età di insorgenza di MCI, più o meno sovrapponibile all'età in cui formazioni anomale di Beta-amiloide e Tau iniziano a depositarsi nel liquido cerebrospinale (CSF).

Lo scienziato Pierre Tariot ad Affaritaliani.it, a proposito della sperimentazione del farmaco Crenezumab, scelto per questo trial: “L'outcome primario sarà la valutazione della memoria, orientamento, funzione visiva-spaziale, ed altri aspetti della funzione cognitiva. Misure complementari riguarderanno funzione quotidiana, stato psicologico, e la nascita di deterioramento cognitivo, come ad esempio il cosiddetto 'deterioramento cognitivo lieve', o anche la demenza”.

A quando i primi risultati? “Il piano attuale è quello di condurre un'analisi ad interim a fini decisionali, dopo che ogni partecipante avrà ricevuto almeno 2 anni di trattamento. Questo è improbabile che si verifichi prima del 2016”.

Ad AAIC 2013 sono state ancora discusse le proprietà dell'anticorpo monoclonale Solanezumab, Eli Lilly and Company di raggiungere il target intervenendo sulla combinazione di molecole di Beta-amiloide (rallentando del 34% il declino cognitivo e del 17% il declino funzionale in 2042 pazienti con AD lieve), che sarà testato nel nuovo studio EXPEDITION 3 su 2100 pazienti con lieve AD, 400 mg di farmaco o di placebo con infusione endovenosa ogni quattro settimane per un totale di ottanta settimane.

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BWH, Boston, uno dei principali centri delle ricerche scientifiche in corso
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Solanezumab è ora entrato nel trattamento di anziani a-sintomatici che all'esame PET presentano formazioni anomale di Beta-amiloide nel cervello, Asymptomatic Alzheimer's disease, A4, Prevention Clinical Trial, Center for Alzheimer Research and Treatment, CART, Brigham and Women's Hospital, BWH, Boston). E' la prima volta che viene testato un farmaco contro Beta-amiloide nella prevenzione dell'Alzheimer su 1000 pazienti, tra i 70-85 anni ritenuti nella fase presintomatica di AD. La sperimentazione, condotta dalla scienziata Reisa Sperling, Professor of Neurology, Harvard Medical School, Director of the Center for Alzheimer's Research and Treatment, Director of Clinical Research Brigham and Women's Hospital (BWH), con l'apporto di Alzheimer's Disease Cooperative Study (ADCS), e del collega Paul Aisen, Professor of Neurosciences, Director Alzheimer's Disease Cooperative Study (ADCS), University of California, San Diego, ha l'obiettivo di rallentare il declino cognitivo e prevenire la demenza. Come agente tracciante è utilizzato il nuovo Amyvid (Florbetapir F18).

AAIC 2014 si terrà a Copenhagen, Bella Center, dal 12 al 14 luglio.

LINK UTILI:

http://www.dian-info.org/

http://banneralz.org/news-plus-media/alzheimer%27s-prevention-initiative-news.aspx

CENTRI COLLEGATI ALLA SPERIMENTAZIONE DIAN:

Washington University in St. Louis ( Coordinamento, contatto sigurdsonw@neuro.wustl.edu )

Brigham and Women’s Hospital - Massachusetts General Hospital ( csullivan21@partners.org )

Mayo Clinic Jacksonville ( Kistler.Dana@mayo.edu )

German Center for Neurodegenerative Diseases (DZNE) Munich ( Petra Mehlhorn, solo contatto telefonico +49 89 7095-4828 )

German Center for Neurodegenerative Diseases (DZNE) Tübingen ( simone.eberle@uni-tuebingen.de )

University College London ( jdouglas@drc.ion.ucl.ac.uk )

Columbia University ( als2279@columbia.edu )

Indiana University ( freppers@iupui.edu )

University of California UCLA ( dwharton@mednet.ucla.edu )

Brown University–Butler Hospital ( epoyant@butler.org )

University of Pittsburgh ( ikonomovics@upmc.edu )

Neuroscience Research Australia ( w.brooks@NeuRA.edu.au )

University of Melbourne ( t.nash@mhri.edu.au )

Edith Cowan University ( k.taddei@ecu.edu.au )

 

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