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Il Sociale
aroussa

di Fabio Frabetti

Un padre non vede le proprie figlie dal 2006, quando la moglie le ha portate a sua insaputa in Italia. Prima gli hanno negato ogni informazione relativa all'affidamento ai servizi sociali poi è venuto a sapere che erano state addirittura collocate presso una famiglia dopo che il tribunale dei minori di Bologna ne aveva deciso l'adottabilità.

STRAPPATE AL PADRE - Najib Bouhnini, originario del Marocco, si era trasferito in Libia per lavorare presso una catena di alberghi: in questo nuovo paese prima conosce quella che sarebbe diventata sua moglie e poi diventa papà di una bambina nata nel luglio del 1998. Nel 2001 l'uomo inizia a lavorare come chef nelle navi da crociera e così spesso si trova fuori casa: la moglie si trasferisce così in Tunisia dove partorisce la seconda bambina. Un anno più tardi la coppia decide di divorziare e le bambine vengono affidate alla madre: Najib riesce comunque a vederle diverse volte alla settimana provvedendo al loro mantenimento. Anche quando nel 2004 la donna si trasferisce in Italia il padre riesce a frequentare le figlie rimaste nel frattempo con i nonni materni. I problemi cominciano nel 2006: «Da quell'anno ho smesso di avere loro notizie perché la mia ex moglie senza dirmelo le aveva portate in Italia. Nel dicembre di quello stesso anno decido così di scrivere al Console Generale del Regno del Marocco in Italia chiedendo che le bambine tornassero nel loro paese visto che il tribunale di Casablanca le aveva affidate al sottoscritto. Vengo invece a scoprire nel 2008 che in Italia era stato avviato un procedimento riguardante le mie figlie con il loro affidamento ai servizi sociali. Non vivevano più con la madre».

aroussa bimbe (2)

INESATTEZZE E OMISSIONI - A far scaturire questo provvedimento era stato un ricorso del pubblico ministero presso il tribunale dei minorenni dopo un accesso al pronto soccorso nel luglio 2006 sfociato nel ricovero delle due minori. A portarcele era stata la stessa madre per i maltrattamenti subiti dal suo nuovo marito italiano. Le bambine furono quindi affidate al servizio sociale di Correggio (Reggio Emilia) che le aveva collocate in una struttura protetta. «Le mie figlie – prosegue Najib – hanno trascorso con la madre solo sei mesi e poi non so cosa sia accaduto. Nonostante le mie ripetute richieste non ho mai avuto informazioni. Il provvedimento del tribunale italiano non mi è stato mai notificato come invece doveva essere previsto, nonostante gli assistenti sociali avessero mandato di regolare i rapporti con il padre in forma protetta, non mi hanno mai contattato. Il decreto del tribunale è anche inesatto visto che vengo definito un cittadino tunisino, quando invece ho sempre vissuto in Marocco fino al 2009. A questo punto chiedo l'intervento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione di Casablanca affinché intervenisse presso il tribunale di Bologna che aveva nel frattempo emesso un nuovo decreto per la sospensione della potestà dei genitori: anche questo atto non mi è stato mai notificato e contiene gravi inesattezze come quella del mio disinteresse nei confronti della bambine, ignorando la mole di richieste di informazione inviate al tribunale al quale non è stata data alcuna risposta».

ABUSATE E ADOTTABILI - In Italia il padre riesce a parlare con il giudice e viene a conoscenza di un nuovo decreto del tribunale per l'accertamento dello stato di adattabilità delle figlie. L'uomo nomina un avvocato e chiede di vedere le figlie in modalità protetta con la presenza di uno psicologo al fine di far verificare la sua capacità genitoriale. Anche questo gli viene negato. In sede di conclusioni il pubblico ministero chiederà la decadenza della potestà genitoriale della madre e l'ascolto delle minori per quanto riguarda il tipo di rapporto con il padre, con l'acquisizione della sentenza di affidamento emessa dal tribunale di Casablanca. E invece il giudice con la sentenza del 19 settembre 2011 dichiara lo stato di adottabilità delle minori che vengono così affidate ad un'altra famiglia. In Marocco questo caso sta avendo un grandissimo clamore, al contrario che da noi: «Non sono state rispettate le più elementari regole di procedura e di buon senso. Non è stato riferito alle bambine che ero venuto in Italia a cercarle: il tribunale non ha voluto nemmeno verificare se fossi idoneo a fare il genitore. Per questo ho presentato una denuncia per i reati di abuso d'ufficio, omissione e rifiuto di atti d'ufficio, circonvenzione di persone incapaci e violenza privata. Voglio anche appurare se quanto hanno rivelato in incidente probatorio le mie figlie risponde a verità: hanno raccontato di avere subito violenze sessuali terribili nei mesi che vivevano in Italia con la madre e con il suo nuovo marito, sebbene i certificati medici avevano parlato di genitali integri. Mi chiedo il motivo di questa discrepanza visto che bambine in tenerà età, come erano loro all'epoca,non potevano essere in grado da sole di inventare o descrivere violenze del genere, se non le avessero veramente vissute. La mia prima figlia racconterà nel 2009 di essere stata costretta, quando aveva ancora sei anni, ad avere rapporti sessuali con più uomini. La mia ex moglie è stata condannata per quelle violenze ed ora è tornata in Marocco. Questo non è l'ennesimo appello di un uomo disperato voglio solo che venga fatta chiarezza e che sia garantito l'interesse e il benessere delle mia bambine».

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