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Il Sociale
Bellezza e pulizia anche per gli homeless: due storie tra San Francisco e Roma

ROMA – “Fate la doccia quando ne avete bisogno?”. Quasi ognuno di noi risponderebbe di sì, eppure l’accesso ad acqua e sapone non è un ‘lusso’ che tutti possono permettersi, ad esempio non è scontato per le persone che vivono in strada. I senza dimora devono infatti affrontare ogni giorno il problema della pulizia e della doppia emarginazione, causata anche dallo stigma della scarsa igiene. Quando si incontra un homeless e ci si imbatte a volte con il suo odore, il luogo comune è spesso quello di pensare “non si lavano”, ma concretamente “come possono lavarsi”?

È questa la semplice domanda a cui ha tentato di dare una risposta Doniece Sandoval fondatrice del progetto “Lava Mae”, quando a San Francisco - città dove ogni giorno oltre 3.500 senza dimora vanno alla ricerca di un luogo dove pulirsi - ha incontrato una signora che piangeva per via del fatto di non potersi lavare. Quali possibilità potevano avere lei e tutti gli altri se in una città grande come quella erano previsti solamente 8 punti doccia? Guidata dalla forte convinzione che “ogni individuo ha il diritto di essere pulito”, dalla certezza che attraverso l’igiene “arrivano dignità e opportunità” e spinta dalla passione di trovare soluzioni uniche per problemi importanti, la Sandoval ha deciso di progettare “docce mobili per i senzatetto” trasformando i vecchi autobus urbani dismessi, in docce ambulanti. Gli autobus che sono collegati agli idranti, possono ospitare ogni giorno circa 200 persone. L’obiettivo è quello di arrivare entro il 2015 a 4 autobus per fornire 2 mila docce alla settimana.

La bellezza abita anche dove non c’è una casa. Dalla pulizia alla cura estetica il passo è breve e anche se si è senza fissa dimora, ci si tiene alla bellezza. Ce lo confermano le testimonianze raccolte nel cortometraggio di strada “Il barbiere oggi è tutto” nato da un’idea di Gianni Petiti e realizzato dal laboratorio video di Binario 95 della rivista Shaker di Roma. L’opera, finalista nell’edizione 2014 del Premio L’anello debole (sezione, Cortometraggi della realtà) mostra, sulle note del Barbiere di Siviglia e attraverso il racconto di tre barbieri e alcune persone che hanno vissuto e vivono sulla strada, come sia importante la cura del corpo.

Il messaggio è chiaro “essere belli e attraenti è una cosa importante per i senza fissa dimora, così facendo si rendono utili alla società e a se stessi”. Barba e capelli, rasatura e tintura, taglio e piega, la bellezza incontra il mondo della strada e dell’emarginazione, mostrandosi sui volti delle persone senza dimora. Le originali storie si snodano tra ‘rasoi e pettini, lancette e forbici’ e delineano tre particolari situazioni documentate in via Marsala a Roma, a ridosso della stazione Termini. La prova che la bellezza abita anche dove non c’è una casa e una riflessione sugli aspetti umani, primo fra tutti l’estetica della condizione di ‘senza tetto”, considerata disumanizzante. “Tutti devono essere belli” spiega Milko il barbiere di strada perché “se vivi in strada e non ti curi è la fine”. Per Massimo “la cura personale dell’aspetto conta molto” ma poi a chiusura confida “io mi accontento di essere più bello dentro”.

"Il barbiere oggi è tutto": la bellezza incontra il mondo della strada

La bellezza incontra il mondo della strada e dell’emarginazione, mostrandosi sui volti delle persone senza dimora attraverso un taglio di capelli, una tintura, una piega. Il cortometraggio "Il barbiere oggi è tutto" a cura del giornale di strada Shaker è una riflessione sugli aspetti umani, primo fra tutti l’estetica, della condizione di "senza tetto", considerata disumanizzante. Il racconto delle originali storie si snoda tra ‘rasoi e pettini, lancette e forbici’ e delinea tre particolari situazioni documentate in via Marsala a Roma, a ridosso della stazione Termini; il salone di un barbiere che taglia i capelli a tutti; il centro di accoglienza per persone senza dimora Binario 05 che ospita un parrucchiere per signora a domicilio (anch’egli senza dimora), il coiffeur di strada e i suoi clienti. Realtà raccontate con gli occhi, i sorrisi e le parole di chi, in prima persona, vive il disagio della strada e di chi, grazie al circuito dell’accoglienza, cerca una strada per risalire. Barba e capelli, rasatura e tintura, taglio e piega. Una prova che la bellezza abita anche dove non c’è una casa. L’opera, inedita, ha partecipato al Capodarco coro film festival come finalista del Premio L'anello debole. La manifestazione si è chiusa il 28 giugno 2014.

(Da redattore sociale)

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