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Il Sociale
Berlusconi e gli altri "affidati": l’esercito silenzioso di cui nessuno parlava

Nel 2013 in Italia sono stati trattati 22.357 affidamenti in prova al servizio sociale, al primo trimestre del 2014 le pratiche attive erano 11.646. Una misura in costante aumento (quintuplicata dal 2006) quella che sconterà anche l’ex premier Silvio Berlusconi e che coinvolge una platea di persone sempre più ampia. Complici le ultime misure normative, tra cui il cosiddetto “decreto svuotacarceri”, infatti tutte le misure alternative stanno aumentando anno dopo anno.

Stando ai dati del ministero della Giustizia, al 31 marzo 2014 sono 30.683 le persone che stanno attualmente scontando una pena alternativa al carcere: oltre ai già citati 11.646 con l’affidamento in prova al servizio sociale, 800 sono invece le persone in semilibertà e 10.071 in detenzione domiciliare. 4.857 persone stanno poi svolgendo lavori di pubblica utilità (Lpu): 3.103 sono in libertà vigilata. 193 scontano la pena in libertà controllata, 4 hanno invece la sospensione condizionata della pena.

Nel dettaglio, tra gli 11.646 che sono in affidamento in prova ai servizi sociali, invece, 5.570 sono i condannati che si trovavano in stato di libertภ2.603 i condannati dallo stato di detenzione (provenienti dagli arresti domiciliari), 90 le persone in misura provvisoria. 1.014 sono i condannati tossicodipendenti o alcolisti affidati direttamente ai servizi sociali, mentre 1.923 sono i tossico/alcool dipendenti provenienti dagli arresti domiciliare e 398 sono quelli in misura provvisoria. In 4 casi si tratta di persone affette da Aids condannate dallo stato di libertà mentre 44 sono i malati di Aids provenienti dagli arresti domiciliari.

“Si tratta di un esercito silenzioso: undicimila persone che nella maggior parte dei casi non fanno notizia – sottolinea Rita Crobu, dirigente dell’Uepe, l’Ufficio di esecuzione penale esterna del ministero della Giustizia – Sui mass media le notizie riguardano, nella maggior parte dei casi, i detenuti in sovraffollamento, ma le misure alternative al carcere stanno aumentando ed è giusto parlarne. Anche perché negli anni passati lo scarso riscorso alla misura è dovuto anche alla poca conoscenza, questo è accaduto nel caso dei lavori di pubblica utilità, anche questi in crescita negli ultimi anni. Ma va ricordato che in parte si tratta di un aumento legato al parallelo aumento della popolazione carceraria e in parte agli ultimi provvedimenti legislativi adottati, tra cui lo svuotacarceri”. Nel caso dei lavori di pubblica utilità, ad esempio, il boom di richieste si è avuto tra il 2011 e il 2012 quando le richieste sono passate da 62 del 2010 a 1.341.

Futuro analogo potrebbe avere anche lo strumento dell’affidamento in prova con l’approvazione del decreto sulla messa alla prova per persone che hanno una pena sospesa, spiega ancora Crobu. “In questo caso si amplierà di molto la platea e cambierà l’impegno degli Uepe - afferma – che dovrà essere potenziato in termini di organico e di strutture che lavorano per permettere l’applicazione dello strumento”. Per la dirigente dell’Uepe l’affidamento in prova è uno strumento importante che “non va banalizzato né ridicolizzato, perché permette di scontare realmente la pena reinserendo il condannato nella società. Questo è fondamentale – spiega – soprattutto dal punto di vista della recidiva, i cui dati ci dicono che è meno frequente tra chi sconta misure alternative di chi è detenuto in carcere. Questo spiega anche perché, in mancanza di ostacoli, i giudici sono orientati a concedere questo tipo di misure che portano buoni risultati a tutta la società” (da redattoresociale.it)

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