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Il Sociale

di Lorenzo Lamperti

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"Non so più che cosa fare. Mi hanno tolto mio figlio. Mentre i giudici decidono che cosa fare il mio bambino cresce e diventa grande senza di me. E vivere con lui diventa sempre più difficile. Perché nessuno mi aiuta?". Carlo Mormili, 54 anni, lancia il suo disperato appello su Affaritaliani.it. "Più di un anno fa mia moglie, brasiliana, ha portato nel suo paese nostro figlio di quattro anni e mezzo. Il tribunale brasiliano ha stabilito che a decidere sull'affidamento deve essere un giudice italiano perché il bimbo è italiano. Ma ora bisogna aspettare l'appello e intanto il mio bambino non me lo fanno vedere". Carlo non ce la faceva più ad aspettare, è andato in Sudamerica e ha portato via con sé suo figlio in Uruguay, dove è stato arrestato per sottrazione di minori. Sarà estradato in Brasile e rischia fino a 5 anni di carcere: "Perché nessuno applica la legge internazionale dell'Aia? Aspettando si gioca sulla pelle dei bambini". Si rivolge alle istituzioni italiane, da Napolitano al ministro degli Esteri Emma Bonino: "Aiutatemi, in questa battaglia non posso restare solo".

IL RACCONTO - La vicenda di Carlo era stata portata alla luce da Affaritaliani.it già nel giugno del 2012. Viveva in provincia di Torino con la moglie brasiliana e il figlio. Durante un soggiorno in Brasile, nella cittadina di Guaporé (Rio Grande do Sul), succede qualcosa. Carlo e la moglie si lasciano e lei lo butta in mezzo alla strada tenendosi il figlio. "Ma il bimbo è italiano", spiega Carlo, "non ha nemmeno la doppia nazionalità". Da lì in poi che cosa è successo? Ecco che cosa racconta Carlo: "Ho aspettato quasi un anno, anche se le autorità brasiliane mi tenevano lontano da mio figlio. In 12 mesi ho potuto vederlo sì e no 25 giorni. Ho chiesto il permesso di soggiorno per potergli stare vicino ma non mi hanno dato il permesso di lavorare e quindi era come dire che non mi volevano in Brasile".

"DECIDA UN GIUDICE ITALIANO" - Nel frattempo, a gennaio 2013 il giudice brasiliano si èespresso dando la competenza alla giustizia italiana. "Ma non è cambiato nulla", spiega Carlo: "La madre ha fatto opposizione. Il caso deve passare dal Rio Grande alla capitale, Brasilia. Per arrivare a una decisione finale potrebbero passare altri due anni. E io nel frattempo mi perdo l'infanzia di mio figlio. Faccio in tempo anche a morire prima che me lo diano indietro".

IN CARCERE - Carlo non riesce più ad aspettare. Un mese e mezzo fa decide di tornare in Brasile per prendersi suo figlio. Lo fa. E lo porta in Uruguay. Qui viene arrestato per sottrazione di minori. Dal 15 aprile Carlo si trova nel carcere di Montevideo e proprio in questi giorni viene estradato in Brasile. Lì rischia da uno a cinque anni di carcere. "Loro se lo sono presi senza averne alcun diritto e non gli è successo niente, perché invece a me mi mettono in galera? Perché non viene rispettata la legge internazionale in materia di minori? Mio figlio è italiano, si sente italiano e anche davanti al console di Montevideo ha detto che vuole venire con me in Italia. In Brasile c'è un terrorista come Battisti che gira indisturbato e invece a un padre che vuole solo stare con suo figlio gli fanno qualsiasi cosa".

L'APPELLO - Carlo si rivolge al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al ministro degli Esteri, Emma Bonino, e a tutte le istituzioni italiane: "Possibile che lo Stato italiano non possa aiutarmi? Possibile che il mio Stato, lo Stato di mio figlio, non possa fare niente? Io voglio solo che si rispetti la legge internazionale e il mio bambino, che vuole stare con me. E invece lo lasciano in un posto non suo. Perdono tempo e quando crescerà spostarlo sarà impossibile. Vi prego, non lasciate che si giochi sulla pelle dei bambini".

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